Trump avverte l'Iran, ultimatum di pochi giorni mentre Teheran prepara nuovi attacchi

Trump concede pochi giorni all’Iran per un accordo sul nucleare, mentre Teheran rafforza le difese e prepara i lanciatori missilistici. Alla Casa Bianca cresce il timore di una nuova escalation militare in Medio Oriente.

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Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca i principali responsabili della sicurezza nazionale per valutare le possibili mosse contro l’Iran. Sul tavolo ci sono le opzioni militari, l’andamento dei negoziati sul nucleare e gli scenari di un eventuale nuovo intervento armato americano contro Teheran.

Secondo fonti statunitensi, all’incontro hanno preso parte il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri vertici dell’amministrazione. La riunione è arrivata mentre i colloqui tra Washington e la Repubblica islamica restano bloccati e il rischio di un ritorno al conflitto continua ad aumentare.

Trump ha spiegato che gli Stati Uniti hanno concesso all’Iran ancora “due o tre giorni” per tornare al tavolo delle trattative. Il presidente americano ha indicato come possibile scadenza la fine della settimana o l’inizio della prossima. “Eravamo a un’ora dall’attacco”, ha dichiarato riferendosi al raid sospeso nelle ultime ore, aggiungendo che Washington potrebbe “colpire duramente ancora una volta” se non dovesse arrivare un’intesa.

Il vicepresidente JD Vance ha confermato che la Casa Bianca continua a puntare su una soluzione diplomatica, pur senza escludere un’azione militare. “Crediamo che gli iraniani vogliano un accordo, ma non possiamo saperlo con certezza”, ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. Vance ha spiegato che gli Stati Uniti stanno seguendo due percorsi paralleli: da una parte il negoziato, dall’altra la preparazione di nuove operazioni armate.

Il presidente ci ha chiesto di trattare con fermezza”, ha aggiunto Vance, ribadendo che l’obiettivo resta impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Il vicepresidente ha anche escluso l’ipotesi di un coinvolgimento militare prolungato come quelli avvenuti in Iraq o Afghanistan, sostenendo che qualsiasi intervento sarebbe limitato agli interessi di sicurezza degli Stati Uniti.

Da Teheran, intanto, arrivano segnali opposti. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha accusato Washington di usare la minaccia militare come strumento di pressione politica. In un messaggio diffuso sui social, il diplomatico iraniano ha affermato che il Paese è “pronto ad affrontare qualsiasi aggressione” e che la resa “non è un’opzione”.

Secondo il New York Times, che cita un funzionario militare americano, l’Iran avrebbe sfruttato le settimane di cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele per rafforzare le proprie capacità offensive. Teheran avrebbe ripristinato numerosi siti missilistici danneggiati dai bombardamenti e spostato i lanciatori mobili di missili balistici in aree protette.

Le stesse fonti riferiscono che molti sistemi di lancio iraniani sarebbero rimasti operativi perché nascosti in profonde strutture sotterranee, difficili da colpire con i raid aerei. Le forze iraniane avrebbero inoltre modificato le tattiche militari in previsione di una possibile ripresa degli attacchi.

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