Midterm Usa, democratici avanti anche in Texas e Kansas: i sondaggi mettono alla prova Trump

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Alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, i democratici risultano avanti in sette sfide decisive per il Senato. I margini sorprendono anche negli Stati repubblicani, ma resta il dubbio sull'affidabilità dei sondaggi.

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Le elezioni di metà mandato del 3 novembre potrebbero cambiare gli equilibri politici degli Stati Uniti. Le ultime rilevazioni assegnano ai democratici un vantaggio in sette competizioni decisive per il controllo del Senato, comprese alcune tradizionali roccaforti repubblicane. Uno scenario che apre la possibilità di una vittoria particolarmente ampia, anche se le precedenti consultazioni hanno mostrato quanto sia difficile misurare con precisione il consenso degli elettori vicini a Donald Trump.

I sondaggi conclusivi del New York Times, realizzati con Siena, indicano risultati favorevoli ai candidati democratici in Michigan, Kansas, Texas, Maine e Ohio. Anche in Alaska e Iowa il partito appare leggermente avanti, ma con distacchi così ridotti da lasciare aperta la competizione. Il quadro complessivo suggerisce che la maggioranza repubblicana al Senato potrebbe essere contendibile anche in Stati considerati fino a poco tempo fa difficili da conquistare.

Uno dei dati più significativi arriva dal Michigan, dove Abdul El-Sayed raggiunge il 53% delle intenzioni di voto contro il 42% del repubblicano Mike Rogers. Gli undici punti di differenza rappresentano il margine più ampio tra quelli registrati nelle sette sfide esaminate. In Texas il democratico James Talarico precede Ken Paxton di sette punti, mentre in Kansas Adam Hamilton conserva un vantaggio di cinque punti su Roger Marshall.

Le rilevazioni descrivono quindi una possibile espansione del consenso democratico oltre gli Stati nei quali il partito ottiene abitualmente i risultati migliori. Tuttavia, lo stesso New York Times invita alla prudenza. Durante le precedenti elezioni dell'era Trump, diversi sondaggi avevano attribuito ai democratici risultati più favorevoli di quelli effettivamente ottenuti nelle urne.

La principale incognita riguarda la partecipazione alle indagini demoscopiche. Una parte degli elettori che sostengono Trump tende infatti a non rispondere alle interviste, rendendo più complicato rappresentare correttamente il peso del voto repubblicano. Il giornale americano considera concreta la possibilità che questa difficoltà produca nuovamente valutazioni troppo ottimistiche per i democratici.

Rispetto alle precedenti consultazioni, però, alcuni margini appaiono abbastanza consistenti da poter resistere anche a una sottostima del consenso repubblicano. Non tutte le competizioni offrono le stesse garanzie: in Alaska il vantaggio democratico è di appena due punti, mentre in Iowa la distanza è di un solo punto percentuale. In entrambi i casi, il risultato resta compatibile con una vittoria di uno qualsiasi dei due schieramenti.

A pesare sulle prospettive elettorali è anche il giudizio degli americani sul presidente. Il gradimento di Donald Trump si colloca intorno al 35%, un livello particolarmente basso alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Secondo il confronto storico richiamato dal New York Times, soltanto Harry Truman, nel 1946, aveva affrontato un appuntamento elettorale analogo con una popolarità inferiore.

Le difficoltà del presidente riguardano inoltre una parte del suo stesso elettorato. Il consenso di Trump tra i repubblicani risulta almeno dodici punti più basso rispetto al 2018, quando il partito democratico conquistò una solida maggioranza alla Camera dei rappresentanti senza riuscire a sottrarre ai repubblicani il controllo del Senato.

Il precedente del 2018 offre un termine di paragone per valutare l'eventuale nuova avanzata democratica. Questa volta i sondaggi indicano opportunità anche in competizioni senatorie che storicamente favoriscono il Partito repubblicano. Il dato decisivo sarà la capacità dei democratici di trasformare il vantaggio rilevato nelle interviste in voti effettivi, soprattutto negli Stati dove il distacco tra i candidati rimane contenuto.

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