Napoli Capodichino, lo scalo chiude e il consolato cerca l'identità del giovane svedese senza documenti
La chiusura temporanea dell'aeroporto di Napoli ha reso urgente aiutare un trentenne che da settimane vive nello scalo. Dice di essere svedese e di aver perso la memoria dopo un'aggressione, mentre il consolato cerca di identificarlo.
Si fa chiamare Daniel, ha circa trent'anni e da oltre un mese trascorre le sue giornate nell'aeroporto di Napoli Capodichino. Non possiede documenti né denaro e sostiene di non ricordare quasi nulla del proprio passato. La sua presenza, ormai familiare ai dipendenti dello scalo, ha richiesto l'intervento delle autorità consolari svedesi dopo la chiusura temporanea dell'aeroporto.
Secondo quanto racconta Il Mattino, il giovane afferma di essere cittadino svedese e attribuisce la perdita dei propri effetti personali a un'aggressione avvenuta a Roma. Un gruppo di persone lo avrebbe picchiato e derubato del passaporto, degli altri documenti e del denaro. Daniel, tuttavia, non riesce a spiegare perché si trovasse nella Capitale e neppure attraverso quale percorso abbia raggiunto Napoli.
Il racconto presenta ancora numerosi aspetti da chiarire. Il ragazzo ripete di non avere ricordi utili per ricostruire la propria identità, mentre mancano elementi che consentano di verificare la presunta aggressione. Le autorità stanno cercando di risalire ai suoi dati anagrafici e di accertare se in Svezia siano state presentate denunce di scomparsa compatibili con la sua situazione.
A Capodichino Daniel ha trovato un riparo provvisorio e il sostegno di chi lavora nell'aeroporto. Ha dormito sulle sedute dello scalo, ricevendo piccoli aiuti da dipendenti e viaggiatori. Chi ha avuto modo di conoscerlo lo descrive come una persona educata e discreta, poco incline a chiedere qualcosa per sé. Tra le rare necessità espresse ci sarebbe quella di avere un paio di scarpe nuove.
La situazione è diventata più urgente quando è stata annunciata la sospensione temporanea delle attività aeroportuali. Il personale, preoccupato per il futuro del giovane, ha deciso di coinvolgere la rappresentanza diplomatica svedese. Il primo passaggio risale al 15 ottobre, quando Michela Di Vincenzo, dalla sede consolare, ha raccolto la segnalazione proveniente dai lavoratori di Capodichino.
Il console svedese a Napoli, Pierluigi Petrone, ha successivamente informato l'ambasciatrice Karin Höglund, in servizio a Roma, per avviare le verifiche necessarie. Alla vigilia della chiusura dello scalo si è recato personalmente in aeroporto, dove ha incontrato Daniel con il supporto di due agenti della Polizia di frontiera, Angelo Marasco e Domenico Basile.
Durante il colloquio il trentenne ha confermato la propria versione, senza riuscire a fornire informazioni sufficienti per un'identificazione certa. Petrone, vedendolo indossare soltanto una maglietta nonostante le temperature più basse, gli ha regalato una felpa-giubbotto per proteggerlo dal freddo. La mattina successiva lo ha incontrato nuovamente mentre beveva una Coca-Cola.
Un'ulteriore testimonianza è arrivata da una giovane napoletana residente a Stoccolma. Prima di tornare in Svezia, la donna aveva parlato con Daniel all'interno dell'aeroporto, ascoltando una ricostruzione sostanzialmente identica a quella successivamente riferita alle autorità. La coincidenza dei racconti non permette comunque, da sola, di confermare le circostanze dell'aggressione.
La fotografia del giovane è stata trasmessa ai consolati svedesi presenti in Italia, nella speranza che qualcuno possa riconoscerlo o fornire indicazioni utili. Anche l'ambasciata di Svezia a Roma segue la vicenda. L'obiettivo è accertare la sua identità e, una volta completati gli adempimenti necessari, valutare le procedure per il rimpatrio.
La storia richiama quella di Viktor Navorski, personaggio del film Terminal diretto da Steven Spielberg nel 2004, costretto a vivere all'interno di un aeroporto. Nel caso di Daniel, però, resta ancora da stabilire chi sia realmente il ragazzo e quali circostanze lo abbiano portato a Capodichino.
Il console Petrone ha ringraziato il personale aeroportuale per l'attenzione e l'assistenza offerte al trentenne, rilevando come il giovane si trovi in buone condizioni fisiche. La collaborazione tra lavoratori dello scalo, forze dell'ordine e rappresentanti diplomatici prosegue per trovare una sistemazione adeguata e ricostruire la sua storia personale.
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