Iran, Trump prende tempo sui nuovi attacchi mentre Netanyahu chiede un intervento rapido
La possibilità di nuovi raid americani contro l'Iran resta aperta dopo le elezioni del 3 novembre. Trump preferisce proseguire i negoziati, mentre Netanyahu spinge per un intervento e Teheran avverte di essere pronta a reagire.
Il futuro dei negoziati tra Washington e Teheran potrebbe dipendere dalle decisioni che Donald Trump prenderà dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Il presidente degli Stati Uniti non esclude nuove operazioni militari contro l'Iran, ma per il momento intende lasciare spazio alla diplomazia. Una posizione che avrebbe provocato contrasti con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, favorevole a un intervento in tempi più rapidi.
La divergenza sarebbe stata affrontata durante una telefonata tra i due leader. Secondo quanto riportato da Axios, sulla base delle informazioni raccolte da una fonte israeliana e una americana, il confronto è stato particolarmente acceso. L'interlocutore israeliano lo ha definito duro, mentre quello statunitense ha parlato di uno scambio diretto. Al centro della conversazione sarebbero stati i negoziati con l'Iran e la possibilità di riprendere le operazioni militari subito dopo il voto americano.
Trump ha fornito pubblicamente una descrizione diversa del colloquio. Prima di partire per l'Iowa, parlando con i giornalisti, ha dichiarato di aver avuto un'ottima conversazione con Netanyahu, confermando che i due avevano discusso della situazione iraniana. Il presidente americano ha inoltre ribadito di non avere particolare fretta di intervenire, pur mantenendo aperta l'opzione militare.
Tra gli obiettivi che Washington potrebbe prendere in considerazione figura Pickaxe Mountain, un presunto impianto nucleare sotterraneo iraniano. Trump ha sostenuto che resterebbero uno o due siti di cui occuparsi e che gli Stati Uniti sarebbero in grado di colpirli in appena dieci minuti. Le dichiarazioni confermano che la Casa Bianca continua a valutare la pressione militare mentre tenta di ottenere risultati attraverso i negoziati.
Sul versante diplomatico, il Qatar sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Iran. Una delegazione iraniana, guidata a livello di viceministro degli Esteri, si è recata nel Paese del Golfo per proseguire le consultazioni su una proposta discussa negli ultimi giorni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato che i contatti continuano, ma non hanno ancora prodotto un'intesa definitiva.
Araghchi ha precisato che la missione non è stata organizzata per concludere direttamente un accordo con Washington, bensì per approfondire il confronto con i mediatori qatarioti, già impegnati nelle scorse settimane in incontri a Teheran. L'eventuale avanzamento della trattativa dipenderà dalle risposte americane alle richieste iraniane. Il ministro ha espresso l'auspicio che gli Stati Uniti scelgano una soluzione diplomatica anziché una nuova escalation.
La disponibilità iraniana a mantenere aperti i contatti non equivale tuttavia a un recupero della fiducia nei confronti dell'amministrazione americana. Una fonte della sicurezza di Teheran, citata da Al Jazeera, ha confermato che le comunicazioni proseguono attraverso il Qatar e altri intermediari, ma ha escluso qualsiasi ottimismo sulle reali intenzioni di Trump.
La stessa fonte ha riferito che la Repubblica islamica ha accolto favorevolmente un messaggio inviato dal vicepresidente statunitense JD Vance e sta valutando come rispondere. Il giudizio resta però condizionato dal timore che Washington possa modificare nuovamente la propria posizione sotto la pressione di Netanyahu e dei sostenitori di un intervento militare. Per questo, secondo l'interlocutore iraniano, Teheran considera necessario mantenere le proprie forze preparate a respingere eventuali attacchi americani o israeliani.
Gli Stati Uniti, intanto, continuano a presentare il negoziato come una possibilità concreta, senza rinunciare ad altre opzioni. Durante il Manama Dialogue, forum internazionale sulla sicurezza organizzato in Bahrein, il sottosegretario di Stato americano per gli Affari del Vicino Oriente Donald Blome ha ricordato che i canali diplomatici sono rimasti aperti e operativi. Ha però aggiunto che Washington è pronta a seguire una strada diversa qualora le trattative non portassero a risultati, sostenendo che l'Iran non possa condizionare la sicurezza regionale e l'economia mondiale.
Da Teheran sono arrivate anche dichiarazioni sulle possibili conseguenze di una nuova guerra. Il portavoce dell'Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha avvertito che un eventuale conflitto con gli Stati Uniti potrebbe protrarsi più a lungo del precedente. Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato iraniana, Akraminia ha sostenuto che Trump non avrebbe la possibilità di stabilire unilateralmente né la durata delle ostilità né le condizioni necessarie per interromperle.
Una posizione ancora più esplicita è stata espressa dai Guardiani della Rivoluzione. Il loro portavoce, Hossein Mohebi, ha dichiarato che le forze iraniane hanno raggiunto un livello di preparazione superiore rispetto al passato e stanno individuando ulteriori possibili obiettivi. Secondo quanto riportato dall'agenzia Tasnim, durante un incontro a Kerman il rappresentante dei Pasdaran ha affermato che un'eventuale risposta militare non sarebbe più soggetta a limitazioni geografiche.
Mohebi ha richiamato le indicazioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che ha ordinato ai vertici militari di preparare una reazione a qualsiasi nuova aggressione senza vincoli territoriali. Il portavoce ha spiegato che le forze iraniane stanno ampliando il quadro degli obiettivi potenziali, con l'intenzione dichiarata di rafforzare la propria capacità di deterrenza.
Le prossime decisioni dipenderanno quindi sia dall'andamento delle consultazioni condotte attraverso il Qatar sia dalle valutazioni dell'amministrazione Trump dopo le elezioni americane. Al momento non risulta raggiunto alcun accordo definitivo. Washington continua a tenere aperta la possibilità di un intervento, Israele sollecita tempi più rapidi e l'Iran affianca la partecipazione ai negoziati alla preparazione di una possibile risposta militare.
Notizie correlate
Iran e Stati Uniti, Teheran prende tempo sull'accordo mentre Trump attacca Netanyahu L’Iran non ha ancora approvato la proposta di accordo con gli Stati Uniti e continua a valutare il testo finale.
Trump avverte l'Iran, nuova riunione con Netanyahu mentre il Pentagono valuta attacchi Trump rilancia le minacce contro l’Iran mentre i negoziati restano fermi.