Pensioni 2027, rivalutazioni ridotte fino a 1.314 euro l'anno secondo la Uil

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La manovra 2027 potrebbe ridurre gli aumenti delle pensioni medio-alte. Secondo i calcoli della Uil pensionati, la differenza rispetto alle regole attuali arriverebbe a oltre 1.300 euro lordi annui per gli assegni più elevati.

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Pensioni 2027, rivalutazioni ridotte fino a 1.314 euro l'anno secondo la Uil
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Per chi percepisce una pensione lorda mensile di 3.500 euro, il nuovo sistema di rivalutazione previsto dalla legge di bilancio 2027 potrebbe comportare un aumento inferiore di quasi 575 euro all'anno rispetto alle regole attuali. La differenza crescerebbe ulteriormente per gli assegni più elevati, fino a superare i 1.300 euro annui. Sono le stime elaborate dalla Uil pensionati dopo aver esaminato il testo bollinato della manovra.

Il sindacato ha aggiornato le proprie simulazioni utilizzando due parametri: un'inflazione ipotetica del 3% e un trattamento minimo Inps di 611,85 euro mensili. I risultati descrivono quindi uno scenario previsionale, non ancora una riduzione definitiva degli aumenti pensionistici. Gli importi indicati sono tutti lordi e si riferiscono a tredici mensilità.

La modifica principale riguarda il metodo utilizzato per adeguare le Pensioni all'aumento dei prezzi. Il passaggio dal calcolo progressivo per scaglioni a quello basato sull'importo complessivo dell'assegno ridurrebbe la rivalutazione riconosciuta ai pensionati che superano quattro volte il trattamento minimo Inps. Per gli assegni fino a questa soglia resterebbe invece confermato l'adeguamento pieno all'inflazione.

Secondo le elaborazioni della Uil pensionati, chi riceve 2.500 euro lordi al mese avrebbe un incremento annuo inferiore di 144,17 euro rispetto al sistema per scaglioni. Per una pensione di 3.000 euro, la differenza salirebbe a 153,92 euro, mentre raggiungerebbe 574,73 euro per un trattamento mensile di 3.500 euro.

Le conseguenze diventerebbero più consistenti per gli importi superiori. Su una pensione lorda di 4.000 euro mensili, il minore aumento ammonterebbe a 711,23 euro all'anno. Con un assegno di 5.000 euro si arriverebbe a 1.015,43 euro, mentre per 6.000 euro la differenza sarebbe di 1.163,63 euro. Il valore massimo considerato nello studio riguarda una pensione di 6.200 euro lordi mensili, per la quale la perdita di rivalutazione raggiungerebbe 1.314,17 euro annui.

Le cifre non rappresentano un taglio diretto dell'importo pensionistico già percepito, ma la quota di aumento che verrebbe meno rispetto alla rivalutazione calcolata con il precedente meccanismo. La distinzione è rilevante perché riguarda l'adeguamento degli assegni al costo della vita e, di conseguenza, la capacità delle pensioni di mantenere il proprio potere d'acquisto.

La Uil pensionati ritiene che le percentuali contenute nel testo della finanziaria siano più penalizzanti rispetto alle prime ipotesi circolate sulla manovra. Il sindacato contesta soprattutto l'applicazione delle aliquote ridotte all'intero trattamento pensionistico, anziché alle sole quote che superano determinate soglie.

Il segretario generale Carmelo Barbagallo ha criticato la misura, definendo i tagli peggiori delle previsioni iniziali e insopportabili per i pensionati. Il rappresentante sindacale chiede al governo di intervenire sulla pressione fiscale anziché limitare gli adeguamenti all'inflazione, ricordando che in Italia i pensionati sono circa 16 milioni. A suo giudizio, esistono ancora i margini per modificare la scelta durante l'esame della legge di bilancio.

Resta da stabilire quale sarà l'effettivo tasso di rivalutazione applicabile nel 2027. Il valore dovrà essere fissato attraverso un decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze, adottato insieme al ministero del Lavoro sulla base delle rilevazioni Istat. Il meccanismo prevede inoltre la possibilità di un successivo conguaglio.

Fino alla definizione del tasso ufficiale e all'approvazione definitiva della manovra, le somme elaborate dalla Uil pensionati rimangono dunque stime. Il loro ammontare potrà cambiare in funzione dell'inflazione effettivamente utilizzata per il calcolo e delle eventuali modifiche parlamentari alle disposizioni sulla rivalutazione.

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