Roberta Bruni contro la Fidal, 15mila euro pagati dal padre e sostegno olimpico perso
Dopo l'infortunio ai campionati italiani, Roberta Bruni racconta che il padre ha sostenuto i 15mila euro dell'operazione. La primatista dell'asta contesta anche la perdita del sostegno federale nel percorso verso Los Angeles 2028.
Un intervento chirurgico da 15mila euro sostenuto economicamente dal padre e la mancata conferma nel programma di sostegno federale per il prossimo biennio olimpico. Sono i due episodi denunciati da Roberta Bruni, primatista italiana del salto con l'asta, in un lungo messaggio pubblicato su Instagram. L'atleta azzurra contesta le modalità con cui la Fidal garantisce assistenza sanitaria e supporto agli sportivi che attraversano periodi difficili a causa degli infortuni.
La vicenda riguarda soprattutto quanto accaduto durante il 2026. Ai campionati italiani di Firenze, Bruni ha riportato un parziale distacco del tendine del bicipite femorale, una lesione che ha richiesto un'operazione e le ha impedito di partecipare agli Europei di Birmingham. Secondo il suo racconto, pur facendo parte della Nazionale, non aveva diritto alla copertura medica prevista dalla Federazione per una determinata fascia di atleti.
È stato quindi il padre a sostenere personalmente la spesa necessaria per l'intervento. Una circostanza che la saltatrice ha criticato apertamente, accusando il sistema di riservare le maggiori tutele agli sportivi già affermati. «Ti curo se sei ricco», ha scritto, riferendosi a un meccanismo che, a suo giudizio, favorisce gli atleti di vertice e lascia gli altri senza un sostegno adeguato.
Alle difficoltà legate alla salute si è aggiunta la notizia della mancata inclusione nel gruppo di atleti sostenuti dalla Federazione per il biennio che conduce ai Giochi olimpici di Los Angeles 2028. Bruni sostiene di non aver potuto soddisfare i criteri richiesti proprio perché l'infortunio le ha impedito di ottenere i risultati necessari durante la stagione.
La primatista italiana contesta soprattutto la scelta di interrompere il sostegno dopo aver accompagnato il percorso di un'atleta nei primi due anni del ciclo olimpico. A suo giudizio, il sistema AEC finisce per premiare i risultati già conseguiti, senza garantire continuità a chi deve fermarsi per problemi fisici. L'esclusione dal programma di assistenza, tuttavia, non equivale automaticamente all'impossibilità di ottenere future convocazioni in Nazionale.
Nel suo messaggio Bruni ha ricordato anche i risultati ottenuti in carriera, dalle cinque finali di Diamond League alle partecipazioni alle finali mondiali, olimpiche ed europee, oltre ai record nazionali. Ha inoltre rivendicato il proprio legame con i campionati italiani, competizione nella quale ha conquistato dodici titoli.
La stagione appena trascorsa è arrivata dopo un 2025 già complicato. Bruni aveva accelerato il recupero da una frattura all'osso sacro per partecipare ai Mondiali di Tokyo, riuscendo a raggiungere la finale appena due o tre mesi dopo l'infortunio. Uno sforzo che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe contribuito alle successive difficoltà fisiche.
La denuncia pubblicata su Instagram non riguarda soltanto la sua situazione personale. La saltatrice ha rivolto un pensiero agli altri atleti, agli allenatori e soprattutto alle famiglie che affrontano sacrifici economici per sostenere una carriera sportiva. Non tutti, ha osservato, possono permettersi di pagare 15mila euro per un'operazione quando viene meno l'assistenza federale.
Bruni ha poi messo in discussione il significato stesso di squadra, ricordando di essere stata capitana della Nazionale in due occasioni. Secondo l'atleta, il senso di appartenenza rappresentato dalle fotografie collettive e dalle trasferte internazionali perde valore quando uno sportivo si ritrova ad affrontare da solo le conseguenze di un infortunio.
Il suo racconto si conclude però con un ringraziamento al gruppo sportivo Carabinieri, che a suo dire non le ha fatto mancare la vicinanza durante questo periodo. «Grazie però di cuore al mio gruppo sportivo Carabinieri che è sempre pronto a tendermi la mano, invece di voltarmi le spalle», ha scritto la primatista italiana.
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