Elezioni in Israele, Netanyahu a 63 seggi nel primo scrutinio ma la maggioranza resta incerta
In Israele i primi dati dello scrutinio assegnano 63 seggi al fronte di Benjamin Netanyahu, ma il conteggio riguarda appena il 25,2% delle urne. La Lista Comune resta fuori dai due blocchi e può incidere sugli equilibri parlamentari.
Il conteggio dei voti delle elezioni legislative israeliane del 27 ottobre 2026 presenta un quadro ancora provvisorio, con il blocco che sostiene il primo ministro Benjamin Netanyahu inizialmente in vantaggio. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale dopo lo scrutinio del 25,2% delle urne, la coalizione favorevole al premier avrebbe ottenuto 63 dei 120 seggi della Knesset, superando la soglia di 61 necessaria per la maggioranza assoluta.
La rilevazione, riportata dal Times of Israel, attribuisce 49 seggi alle forze contrarie a Netanyahu e altri otto alla Lista Comune (Joint List), alleanza composta prevalentemente da partiti arabi che non ha aderito a nessuno dei due schieramenti. Si tratta di una distribuzione calcolata su una parte limitata dei voti, destinata a cambiare con l'avanzamento dello scrutinio.
Un elemento decisivo riguarda i partiti vicini alla soglia di sbarramento del 3,25%, indispensabile per ottenere rappresentanza parlamentare. Nella prima rilevazione Ra’am si fermava al 3,2%, mentre Reservists raggiungeva il 2,9%. Più distanti risultavano People of Israel, con l'1,8%, e Charedi Public, allo 0,2%. L'eventuale ingresso di una di queste liste nella Knesset potrebbe modificare la distribuzione complessiva dei seggi.
Netanyahu ha intanto incontrato i sostenitori del Likud nella sede del partito a Gerusalemme, dopo la diffusione degli exit poll. Accolto dagli applausi, il premier ha invitato ad attendere la conclusione dello spoglio, rivendicando però il primato del suo partito. Ha inoltre contestato le previsioni dei mezzi di informazione che avevano prospettato un risultato elettorale deludente per il Likud.
Nel suo intervento, il capo del governo ha sostenuto che la destra dispone di una maggioranza significativa tra gli elettori israeliani di orientamento sionista. Da questa valutazione è partito il suo appello alla costituzione di un esecutivo forte, guidato dalle forze politiche della destra.
Netanyahu ha anche escluso la possibilità di formare un governo che dipenda dal sostegno dei partiti arabi israeliani. Rivolgendosi alle forze politiche e all'elettorato ebraico e sionista, ha chiesto di ritrovare unità per sostenere una nuova maggioranza parlamentare.
Il discorso ha affrontato anche la sicurezza nazionale e i rapporti con l'Iran. Il premier ha descritto Teheran come più debole rispetto al passato e Israele come militarmente rafforzato. Ha quindi richiamato la collaborazione con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, indicando come obiettivo l'eliminazione definitiva della minaccia iraniana.
La formazione del prossimo governo dipenderà tuttavia dai risultati complessivi e dalle successive trattative tra i partiti. Il dato dei 63 seggi rappresenta soltanto una fotografia delle prime fasi dello scrutinio, mentre il peso delle liste arabe, l'esito delle formazioni vicine allo sbarramento e il conteggio delle schede ancora mancanti possono cambiare gli equilibri della nuova Knesset.
Notizie correlate
Elezioni Israele, 18 seggi ai partiti arabi e maggioranza incerta per Netanyahu Alle elezioni israeliane del 27 ottobre, le prime dopo il 7 ottobre 2023, gli exit poll assegnano 18 seggi ai partiti arabi.
Elezioni in Israele, i 61 seggi lontani e i partiti arabi decisivi per il nuovo governo A un giorno dal voto in Israele, i sondaggi indicano che nessuno dei due schieramenti potrebbe raggiungere i 61 seggi necessari per governare.