Elezioni Israele, 18 seggi ai partiti arabi e maggioranza incerta per Netanyahu
Alle elezioni israeliane del 27 ottobre, le prime dopo il 7 ottobre 2023, gli exit poll assegnano 18 seggi ai partiti arabi. Il dato pesa sugli equilibri della Knesset, mentre nessuno dei due principali schieramenti raggiunge la maggioranza.
Il nuovo governo israeliano potrebbe dipendere dalle scelte delle formazioni arabe e dagli accordi tra i partiti di opposizione. Le prime proiezioni diffuse dopo il voto del 27 ottobre indicano un Parlamento senza una maggioranza definita, nonostante il vantaggio del Likud di Benjamin Netanyahu nella competizione tra i singoli partiti.
Secondo gli exit poll, la formazione del primo ministro uscente otterrebbe 24 seggi alla Knesset, contro i 22 attribuiti al partito guidato da Gadi Eisenkot. Il quadro cambia considerando le rispettive alleanze: lo schieramento che sostiene Netanyahu si fermerebbe a 50 parlamentari, mentre le forze riconducibili a Eisenkot arriverebbero a 52.
Nessuno dei due blocchi raggiungerebbe quindi la soglia dei 61 seggi necessaria per controllare la maggioranza dei 120 posti del Parlamento israeliano. Il risultato lascia aperta la possibilità di diverse combinazioni politiche, senza garantire al premier uscente la prosecuzione del suo mandato né assicurare all'opposizione i numeri per sostituirlo.
Un ruolo potenzialmente decisivo spetterebbe ai partiti arabi, ai quali le proiezioni attribuiscono complessivamente 18 seggi. Se confermato dallo scrutinio, sarebbe un risultato record per queste formazioni, che potrebbero incidere sulla nascita di una maggioranza alternativa. Resta però da verificare la disponibilità delle diverse componenti politiche a raggiungere un'intesa.
Le elezioni rappresentano il primo appuntamento nazionale con le urne dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e i tre anni di guerra che hanno segnato Israele e la regione. Il voto arriva dunque al termine di un periodo particolarmente delicato per il Paese e mette alla prova gli equilibri politici che hanno sostenuto il governo Netanyahu.
La partecipazione degli elettori risulta particolarmente elevata. Alle ore 20 l'affluenza aveva raggiunto il 74,3%, contro il 66,3% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022. La differenza è di otto punti percentuali, un incremento significativo che testimonia l'ampia mobilitazione degli aventi diritto.
Le percentuali di partecipazione e le proiezioni sui seggi restano comunque dati preliminari. Sarà lo scrutinio a stabilire la distribuzione effettiva dei parlamentari, mentre la formazione del prossimo esecutivo dipenderà dalle trattative tra le diverse forze politiche. Anche un eventuale vantaggio numerico dell'opposizione non si tradurrebbe automaticamente nella possibilità di costituire un governo.
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