Caso Roggero, l'Anm difende i giudici e contesta le accuse sulla legittima difesa

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Nel caso del gioielliere Mario Roggero, l'Anm difende la decisione dei giudici e contesta gli attacchi seguiti alla sentenza. Per il presidente Giuseppe Tango, gli spari arrivarono quando il pericolo era già cessato, fuori dal negozio.

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La distinzione tra legittima difesa e vendetta privata è il punto su cui Giuseppe Tango, presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm), ha concentrato il suo intervento al Salone della Giustizia. Parlando della vicenda giudiziaria del gioielliere Mario Roggero, il rappresentante dei magistrati ha difeso la sentenza e criticato le reazioni politiche rivolte ai giudici che l'hanno pronunciata.

Secondo Tango, per comprendere la decisione dei magistrati bisogna considerare quanto accaduto dopo la rapina, quando il pericolo per il commerciante e i suoi familiari era ormai terminato. È proprio questo passaggio, a suo giudizio, a escludere che la condotta del gioielliere potesse essere ricondotta alla legittima difesa.

Il presidente dell'Anm ha ricordato che Roggero, una volta cessata la minaccia, inseguì i rapinatori sulla strada pubblica, sparando contro due persone e tentando di ucciderne una terza. Una ricostruzione sulla quale si è basata la valutazione dei giudici, che secondo Tango hanno applicato correttamente le disposizioni previste dall'ordinamento.

Nel suo intervento, Tango ha osservato che la legge italiana già riconosce il diritto di difendersi quando una persona si trova davanti a un'aggressione. Diversa, però, è la situazione di chi utilizza un'arma dopo che il rischio immediato è venuto meno. Per il presidente dell'associazione, confondere queste due circostanze significa trascurare gli elementi sui quali si fonda la sentenza.

Tango ha inoltre definito la pena inflitta al gioielliere particolarmente contenuta rispetto ai fatti contestati. Da qui la critica agli esponenti politici che, invece di discutere le norme applicate, hanno rivolto le proprie contestazioni direttamente ai magistrati.

Il presidente dell'Anm ha sostenuto che chi ritiene inadeguata la disciplina attuale dovrebbe assumersi la responsabilità di proporne una modifica attraverso il Parlamento. La funzione dei giudici, ha ricordato, consiste nell'applicare le leggi vigenti, non nel sostituirsi al legislatore per rispondere alle aspettative dell'opinione pubblica.

Per chiarire il concetto, Tango ha formulato anche una provocazione. Se la politica intendesse introdurre una norma capace di garantire l'impunità a chi reagisce a un torto facendosi giustizia personalmente, dovrebbe approvarla apertamente, assumendosi le relative responsabilità e affrontando gli eventuali problemi di compatibilità costituzionale.

In quel caso, ha aggiunto, i magistrati sarebbero comunque chiamati ad applicare la nuova disciplina nei limiti consentiti dall'ordinamento. Ciò che Tango considera inaccettabile è invece attribuire ai giudici la responsabilità politica delle norme che sono tenuti a rispettare.

L'intervento si è concluso con una presa di posizione contro gli attacchi personali rivolti ai magistrati coinvolti nel procedimento Roggero. Il presidente dell'Anm ha parlato di un vero e proprio "linciaggio mediatico", denunciando il clima creatosi attorno agli autori della decisione giudiziaria e chiedendo che il confronto sulla legittima difesa rimanga distinto dalle contestazioni personali nei confronti di chi amministra la giustizia.

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