Meloni chiede di rivedere l'Ets, costi energetici e concorrenza pesano sulla chimica europea

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Giorgia Meloni chiede all'Unione europea di rivedere i costi legati alle politiche climatiche per evitare nuove difficoltà alle aziende chimiche. All'assemblea di Federchimica indica nell'energia e nel sistema Ets due priorità.

Giorgia Meloni
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La revisione delle regole europee sulle emissioni e la riduzione dei costi sostenuti dalle imprese sono tra le richieste avanzate da Giorgia Meloni nel messaggio inviato il 26 ottobre all'assemblea generale di Federchimica. La presidente del Consiglio ha indicato nella competitività dell'industria chimica una priorità per l'Italia, chiedendo all'Unione europea di adeguare le politiche ambientali alle condizioni effettive del sistema produttivo.

Il punto più delicato riguarda il sistema Ets, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione. Secondo la premier, la sua revisione è necessaria per consentire alle aziende di affrontare la transizione energetica senza compromettere la capacità di produrre e investire. Il governo, ha assicurato, continuerà a sostenere una modifica delle politiche climatiche comunitarie che consideri contemporaneamente la riduzione delle emissioni e la tenuta industriale.

Meloni ha descritto le difficoltà del comparto chimico europeo, alle prese con prezzi energetici elevati, consumi industriali deboli e una competizione internazionale caratterizzata da condizioni economiche e normative differenti. In una situazione simile, ha osservato, introdurre ulteriori obblighi per le aziende che mantengono gli stabilimenti in Europa rischia di accentuare gli svantaggi rispetto ai concorrenti esteri.

La presidente del Consiglio ha rivolto critiche anche al Green Deal, sostenendo che alcune misure europee abbiano imposto scadenze e oneri non sempre compatibili con la disponibilità di tecnologie alternative e di energia a prezzi accessibili. La richiesta italiana non riguarda l'abbandono della decarbonizzazione, ma una diversa organizzazione del percorso necessario per raggiungerla.

Per il governo, le imprese devono poter disporre delle risorse necessarie a sviluppare processi produttivi meno inquinanti. Meloni ha quindi chiesto di favorire le attività industriali rispetto agli utilizzi speculativi degli strumenti legati alle emissioni, richiamando la necessità di sostenere ricerca, innovazione e investimenti.

Un'altra questione riguarda il possibile trasferimento della produzione fuori dall'Unione europea. La premier ha avvertito che la chiusura di stabilimenti europei, seguita dall'importazione degli stessi prodotti da Paesi con requisiti ambientali meno rigorosi, comporterebbe una perdita di occupazione e competenze senza garantire una diminuzione delle emissioni globali.

Tra le condizioni indicate da Meloni per sostenere il settore figurano scadenze compatibili con le possibilità delle aziende, neutralità tecnologica, forniture energetiche economicamente sostenibili e strumenti di difesa commerciale nei confronti dei produttori esteri che affrontano obblighi ambientali meno onerosi.

Nel suo intervento scritto, la presidente del Consiglio ha ricordato anche il ruolo della chimica nell'economia italiana. Secondo il dato richiamato dalla premier, il 95% dei prodotti e dei manufatti di uso quotidiano dipende, direttamente o indirettamente, dalla ricerca e dall'innovazione sviluppate in questo settore.

Le applicazioni riguardano numerose attività produttive. Nella sanità, la chimica contribuisce alla realizzazione dei principi attivi dei medicinali, dei dispositivi medici e degli strumenti diagnostici. Nell'agroalimentare interviene nella protezione delle coltivazioni e nei processi destinati alla sicurezza e alla conservazione dei prodotti.

Il suo contributo si estende inoltre alla moda, alla cosmetica, all'arredamento, alle costruzioni, alla meccanica, all'automotive, all'elettronica e all'energia. Materiali innovativi e nuove soluzioni tecnologiche consentono a queste filiere di migliorare le caratteristiche dei prodotti e sviluppare ulteriori applicazioni industriali.

Meloni ha collegato il futuro della chimica alla capacità dell'Italia e dell'Europa di conservare una propria autonomia produttiva. L'obiettivo dichiarato è creare condizioni che permettano alle imprese di continuare a operare sul territorio europeo, finanziando nuovi investimenti e mantenendo competenze industriali considerate strategiche.

In conclusione, la premier ha confermato il sostegno del governo alle aziende del comparto, riconoscendo il contributo delle competenze professionali e della ricerca allo sviluppo dell'industria nazionale. La richiesta rivolta alle istituzioni europee resta quella di accompagnare la transizione ambientale con regole che consentano alle imprese di mantenere la propria competitività.

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