Ucraina, Meloni critica l'intesa Trump sul gasolio russo e chiede una voce unica europea

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Giorgia Meloni critica l'intesa annunciata da Trump sul gasolio russo, temendo nuove risorse per Mosca e sanzioni meno efficaci. In Senato ribadisce il sostegno a Kiev e chiede all'Europa di affrontare unita le provocazioni di Putin.

Giorgia Meloni
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La decisione di Donald Trump di raggiungere un'intesa sul gasolio russo rischia di compromettere gli sforzi occidentali per portare Vladimir Putin al negoziato sull'Ucraina. È la valutazione espressa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento al Senato, in vista del Consiglio europeo. La premier ha contestato l'accordo annunciato dal presidente americano, mettendo in guardia dalle possibili conseguenze economiche e diplomatiche a vantaggio di Mosca.

Meloni ha riconosciuto la necessità di intervenire sui costi energetici che gravano sulle famiglie e sulle attività produttive, ma ha osservato che il recente rincaro dei carburanti dipende principalmente dalla guerra in Iran, piuttosto che dal conflitto ucraino. Per questo, a suo giudizio, non vi sono certezze sull'efficacia dell'iniziativa statunitense nel contenere i prezzi.

Le criticità individuate dalla presidente del Consiglio riguardano soprattutto tre aspetti: il riconoscimento politico che l'accordo potrebbe offrire alla Russia, le ulteriori entrate economiche utilizzabili per sostenere le operazioni militari e il possibile indebolimento delle sanzioni. Una combinazione che, secondo Meloni, contrasterebbe con la pressione esercitata finora dai Paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, per convincere il Cremlino ad avviare trattative.

Nel passaggio dedicato alla sicurezza europea, la premier ha affrontato anche il tema delle ripetute provocazioni attribuite alla Russia. La sua interpretazione è che Putin stia tentando di spostare l'attenzione dalle difficoltà legate all'andamento della guerra, individuando nell'Europa un nuovo avversario contro cui indirizzare la propria strategia politica.

Meloni ha precisato che si tratta di una sua valutazione, invitando comunque a non sottovalutare gli episodi che coinvolgono Mosca. La risposta europea, ha spiegato, deve combinare vigilanza, monitoraggio e fermezza, evitando reazioni che possano favorire gli obiettivi del presidente russo. La prudenza, nella posizione espressa dalla premier, non equivale dunque a ridurre l'attenzione verso le minacce.

Quanto alla guerra in Ucraina, la presidente del Consiglio ha confermato che il governo italiano continuerà a sostenere Kiev e a esercitare pressione diplomatica sulla Russia. Ha respinto inoltre l'idea che una rinuncia degli ucraini alla difesa del proprio territorio possa rappresentare una soluzione pacifica. Uno scenario del genere, secondo Meloni, aprirebbe invece la strada all'occupazione di uno Stato europeo e al ritorno di una logica espansionistica già conosciuta dal continente durante il periodo sovietico.

Richiamando la repressione delle rivolte di Budapest e Praga, oltre alla divisione simboleggiata dal Muro di Berlino, la premier ha ribadito che la fine dei combattimenti non può essere considerata automaticamente una pace accettabile. L'obiettivo dichiarato dell'Italia resta un accordo che tuteli la libertà dell'Ucraina e garantisca condizioni di sicurezza durature per l'intera Europa, anche quando questa posizione comporta costi sul piano del consenso politico.

Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato il ruolo europeo nei negoziati. Meloni ha chiesto maggiore coordinamento tra i Paesi, soffermandosi sull'iniziativa diplomatica del cosiddetto formato E3, composto da Francia, Germania e Gran Bretagna. Se questi tre Stati intendono proseguire autonomamente nei colloqui, ha osservato, dovrebbero almeno ricevere un mandato ufficiale condiviso, così da rappresentare una posizione concordata.

Per la presidente del Consiglio, la questione decisiva non riguarda tanto l'identità dei rappresentanti presenti ai tavoli diplomatici, quanto la legittimazione di cui dispongono e gli obiettivi che sono chiamati a perseguire. Un'Europa divisa tra iniziative nazionali rischierebbe infatti di rendere più debole la propria capacità negoziale, offrendo alla Russia ulteriori opportunità di sfruttare le differenze tra gli alleati.

Nel dibattito parlamentare è intervenuto anche Carlo Calenda, che ha proposto alla premier di convocare i segretari dei partiti di opposizione per informarli direttamente sulla reale portata delle minacce legate al conflitto ucraino. Il senatore ha sollecitato un confronto basato sugli elementi disponibili al governo, anche per evitare valutazioni politiche formulate senza un quadro completo dei rischi.

Meloni non ha escluso la possibilità di un incontro con le opposizioni, ma ha preferito non assumere un impegno immediato. Rispondendo a Calenda, ha spiegato di voler lasciare prima alle diverse forze politiche il compito di trovare una posizione comune sull'Ucraina, dichiarandosi disponibile a confrontarsi successivamente con una proposta condivisa.

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