Bollette, elettricità a 207,54 euroMWh: Confesercenti chiede un taglio dei costi energetici
L’aumento dei prezzi all’ingrosso dell’energia pesa sulle bollette dei clienti vulnerabili e sui costi delle imprese. Confesercenti chiede interventi nella manovra, mentre resta sul tavolo l’ipotesi di un’intesa tra Italia e Ue.
Il costo dell'energia torna a incidere sui bilanci delle famiglie italiane e sulla competitività delle imprese. All'Assemblea nazionale di Confesercenti del 14 ottobre 2026, a Roma, il presidente Nico Gronchi ha chiesto al Governo interventi per contenere i rincari di elettricità, gas e carburanti, indicando nella prossima legge di bilancio uno degli strumenti per alleggerire la pressione economica su cittadini e attività commerciali.
La richiesta arriva dopo un settembre segnato da ulteriori aumenti sui mercati energetici. Secondo i dati del Gestore dei Mercati Energetici (Gme), il prezzo medio dell'elettricità in Italia ha raggiunto 207,54 euro per megawattora, il valore più elevato da gennaio 2023. Il Pun Index Gme registra così una crescita del 90,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, con una punta giornaliera di 349,99 euro/MWh.
Anche il gas ha seguito una traiettoria di forte rialzo. L'indice italiano è arrivato a 78,61 euro/MWh, segnando il massimo dall'avvio della relativa rilevazione. Sul mercato europeo, il riferimento Ttf di Amsterdam si è attestato a 75,35 euro/MWh, con un incremento annuo del 136%. Il prezzo italiano risulta quindi superiore di 3,26 euro/MWh rispetto a quello europeo.
Si tratta di quotazioni all'ingrosso, che non corrispondono direttamente agli importi pagati dagli utenti finali. Il loro andamento, tuttavia, contribuisce a determinare il costo della componente energetica delle forniture e può riflettersi sulle condizioni economiche applicate ai consumatori.
Le conseguenze sono già visibili nei servizi regolati. Arera ha comunicato che a settembre la spesa del cliente tipo nel servizio di tutela della vulnerabilità gas è aumentata del 12,7% rispetto ad agosto. Il provvedimento interessa circa 2,3 milioni di clienti e considera un prezzo della sola materia prima pari a 78,80 euro/MWh.
Per l'elettricità, da ottobre è scattato invece un incremento del 37,3% per circa 3 milioni di clienti vulnerabili ancora serviti in Maggior Tutela. La spesa annua stimata per il cliente tipo nel 2026 raggiunge così 665,38 euro, il 9,3% in più rispetto al 2025.
Alla crescita delle tariffe si accompagna una maggiore pressione sull'andamento generale dei prezzi. A settembre l'inflazione si attesta al 4,2% su base annua, risentendo anche della componente energetica. Nello stesso periodo, la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili scende al 42,8%, mentre aumenta il ricorso alle fonti tradizionali, con un incremento del 21,7% per il gas.
Tra le ipotesi per contenere il costo delle forniture figura anche un possibile accordo tra Italia e Unione Europea. L'obiettivo sarebbe individuare strumenti condivisi per ridurre gli oneri energetici e limitare gli svantaggi competitivi delle imprese italiane. Al momento, tuttavia, l'intesa resta una prospettiva e non una misura già definita.
La dimensione del problema è stata richiamata da Confesercenti attraverso i dati presentati durante la propria Assemblea 2026. Secondo l'associazione, quattro anni di tensioni internazionali, inflazione e rincari energetici hanno prodotto un impatto economico equivalente a circa 2.400 euro per famiglia. Le spese obbligate assorbono ormai il 38% del bilancio familiare, riducendo le risorse disponibili per gli altri consumi.
Il quadro economico presenta segnali contrastanti. Gli occupati superano i 24 milioni e per il 2026 si prospetta una crescita del Pil dell'1%, ma la pressione tributaria raggiunge il 43,5%. Confesercenti segnala inoltre che dal 2019 sono scomparse circa 140mila attività commerciali e che il prezzo dell'elettricità all'ingrosso in Italia supera di oltre il 40% quello registrato in Germania, Francia e Spagna.
Per sostenere famiglie e piccole imprese, l'associazione propone di esentare dalle imposte i primi mille euro della tredicesima, intervenire sui costi energetici e sui carburanti e semplificare gli adempimenti amministrativi. Su quest'ultimo fronte, il progetto «Italia Semplice» punta a ridurre un peso burocratico stimato in 12 miliardi di euro.
Gronchi ha richiamato anche la necessità di salvaguardare il commercio di prossimità, considerato essenziale per la vita economica e sociale dei centri urbani. La progressiva chiusura dei negozi tradizionali, insieme alla concorrenza della grande distribuzione, dell'e-commerce e alle trasformazioni legate all'intelligenza artificiale, impone secondo Confesercenti nuove politiche di sostegno alle attività locali.
Alle richieste dell'associazione ha risposto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio. La premier ha ribadito l'impegno dell'esecutivo a proseguire nella riduzione della pressione fiscale attraverso la nuova legge di bilancio, con l'obiettivo di sostenere il potere d'acquisto e favorire la ripresa dei consumi interni.
Meloni ha inoltre espresso disponibilità al confronto sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Il battito della città», dedicata al contrasto della desertificazione commerciale e alla rigenerazione urbana. Tra gli altri temi richiamati figurano la tutela del lavoro e il contrasto ai cosiddetti contratti pirata, che prevedono condizioni economiche e normative meno favorevoli per i lavoratori.
Dal Governo sono arrivati ulteriori interventi sul fronte delle riforme e delle politiche occupazionali. La ministra Elisabetta Casellati ha auspicato un'azione condivisa per favorire lo sviluppo del commercio e dell'occupazione. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha invece confermato il sostegno ai rinnovi dei contratti collettivi e agli strumenti di tassazione agevolata, indicandoli come leve per rafforzare il potere d'acquisto delle retribuzioni e promuovere un salario adeguato.
Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha infine nominato Nico Gronchi «Ambasciatore della cucina di qualità italiana», accompagnando il riconoscimento con un richiamo alla competitività delle imprese nazionali. Lollobrigida ha sollecitato una maggiore flessibilità delle normative europee, affinché gli operatori italiani possano affrontare i mercati internazionali con condizioni più favorevoli.
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