Claudia Galanti ricorda Indila a Verissimo, il volo verso Parigi e la terapia dopo il lutto
Claudia Galanti ripercorre a Verissimo la perdita della figlia Indila, morta a nove mesi nel 2014. Dal viaggio di ritorno verso Parigi agli anni segnati dal dolore e dall'alcol, racconta anche il percorso di cura intrapreso.
Il dolore per la perdita della figlia Indila accompagna Claudia Galanti dal 2014. Ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, la showgirl ha ripercorso uno dei periodi più difficili della sua vita, raccontando la morte della bambina a soli nove mesi, le circostanze in cui ricevette la notizia e il lungo percorso affrontato per ritrovare un equilibrio.
Galanti ha spiegato di aver imparato a convivere con un'assenza che continua a segnare le sue giornate. «È un dolore che non passerà mai», ha confidato, descrivendo un percorso fatto di momenti migliori e ricadute emotive. Una sofferenza che, negli anni successivi alla tragedia, l'ha portata anche a sviluppare una dipendenza dall'alcol.
La modella si trovava alle Seychelles per una vacanza con alcune amiche quando, il primo dicembre 2014, ricevette una telefonata che le comunicava la morte della figlia. Indila era rimasta a Parigi insieme agli altri due bambini e al padre Arnaud Mimran, con il quale Galanti aveva già interrotto la relazione sentimentale.
Durante il collegamento telefonico le venne chiesto di rientrare immediatamente. Inizialmente non riuscì a credere alle parole che stava ascoltando e passò il telefono a un'amica. Fu la reazione di quest'ultima, che perse i sensi dopo aver appreso la notizia, a farle comprendere quanto fosse accaduto.
Da quel momento, ha raccontato, non riuscì più a controllarsi. Le sue condizioni emotive rischiarono persino di impedirle di salire sull'aereo. Alla fine venne imbarcata su un volo diretto a Parigi, ma durante il viaggio fu necessario legarla al sedile. Un ricordo che Galanti ha descritto come un incubo e che segnò l'inizio di anni particolarmente difficili.
Nel corso dell'intervista a Verissimo, la showgirl è tornata anche sulle circostanze cliniche della morte di Indila. L'autopsia non aveva riscontrato traumi cranici, mentre un successivo esame del sangue aveva consentito di individuare un batterio. Secondo quanto riferito dalla madre, l'infezione avrebbe potuto manifestarsi attraverso la febbre, un sintomo che la bambina non aveva presentato e che avrebbe potuto segnalare il problema.
Alle conseguenze del lutto si aggiunse, appena un mese dopo, l'arresto di Arnaud Mimran. Galanti si ritrovò così ad affrontare ulteriori difficoltà mentre cercava di elaborare la perdita della figlia.
Nel tentativo di attenuare la sofferenza, cominciò a bere vino con frequenza crescente. Ha raccontato di essersi affidata all'alcol per riuscire ad addormentarsi e placare i pensieri, fino a rendersi conto che quella abitudine stava diventando un problema. Fu allora che decise di rivolgersi a uno specialista.
Attraverso il supporto professionale scoprì di soffrire di un disturbo da stress post-traumatico e iniziò un percorso terapeutico. Un trattamento che, gradualmente, l'ha aiutata ad affrontare le conseguenze psicologiche della tragedia. Oggi Claudia Galanti continua a convivere con il ricordo di Indila, portando avanti la propria vita senza considerare concluso il dolore per la sua scomparsa.
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