Iran, sette petroliere danneggiate a Hormuz mentre si preparano nuovi raid
Secondo Teheran, sette petroliere sono state danneggiate nello Stretto di Hormuz, mentre cresce il rischio di nuovi bombardamenti sull'Iran. La Repubblica islamica minaccia ritorsioni anche contro infrastrutture nei Paesi vicini.
Il rischio di una nuova offensiva militare contro l'Iran si accompagna a un ulteriore deterioramento della sicurezza nel Golfo Persico. Le autorità iraniane hanno annunciato il danneggiamento di sette petroliere nell'area dello Stretto di Hormuz, mentre Stati Uniti e Israele starebbero valutando una nuova serie di bombardamenti contro obiettivi strategici della Repubblica islamica.
Il bilancio degli incidenti marittimi è stato comunicato giovedì 22 ottobre dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc). Secondo la versione iraniana, quattro imbarcazioni impegnate nel trasporto di petrolio sarebbero state colpite durante la notte, sviluppando incendi a bordo. Altre tre avrebbero invece urtato mine navali, rimanendo immobilizzate. Se confermato, si tratterebbe del numero più elevato di petroliere danneggiate in una sola giornata nello stretto dall'inizio della guerra, il 28 febbraio.
Washington contesta tuttavia la ricostruzione diffusa da Teheran. Come riferisce Al Jazeera, gli Stati Uniti hanno respinto le affermazioni delle Guardie rivoluzionarie, interpretandole come un tentativo di alimentare le quotazioni del greggio prima delle elezioni americane. Le circostanze e l'effettiva entità dei danni denunciati dall'Iran restano quindi oggetto di versioni contrastanti.
Sul piano militare, intanto, Washington e Tel Aviv starebbero lavorando a nuove operazioni aeree da avviare dopo le elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre. A riferirlo è il New York Times, sulla base delle informazioni raccolte presso funzionari americani e altre persone a conoscenza dei preparativi. L'ipotesi riguarderebbe una campagna di alcuni giorni, con attacchi diretti contro strutture militari iraniane, sistemi missilistici, impianti energetici e installazioni collegate al programma nucleare.
Tra le attività preparatorie figurerebbero anche esercitazioni aeree nella regione. Non risulta però che sia stata adottata una decisione definitiva sull'avvio dei bombardamenti. Il presidente Donald Trump, interpellato dai giornalisti alla Casa Bianca, ha lasciato aperta la possibilità di ulteriori interventi. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il capo della Casa Bianca ha dichiarato: «Li abbiamo colpiti duramente, e potremmo farlo ancora un po'».
La prospettiva di una nuova campagna militare ha provocato avvertimenti da parte iraniana. Il Wall Street Journal riferisce che Teheran avrebbe comunicato, attraverso dichiarazioni pubbliche e contatti diplomatici riservati, la propria intenzione di reagire a un'eventuale ripresa degli attacchi americani e israeliani.
Le possibili ritorsioni non riguarderebbero esclusivamente le installazioni militari statunitensi e le unità navali presenti nell'area. L'Iran avrebbe prospettato anche operazioni contro aeroporti, oleodotti e altre infrastrutture civili nei Paesi confinanti del Golfo Persico. Una risposta che, se attuata, allargherebbe ulteriormente l'estensione geografica del conflitto.
Gli avvertimenti iraniani puntano a dissuadere Washington e Israele dall'organizzare un'altra offensiva. La minaccia si inserisce però in una situazione militare già instabile, nella quale Teheran conserva un arsenale di missili e droni utilizzabili per operazioni contro obiettivi regionali. Le tensioni nello Stretto di Hormuz aggiungono così un ulteriore elemento di rischio, coinvolgendo direttamente anche il traffico marittimo e il trasporto internazionale di petrolio.
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