Usa Iran verso nuovi colloqui mentre l'Europa prepara un piano per lo Stretto di Hormuz

Donald Trump annuncia possibili sviluppi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran mentre si avvicina una nuova trattativa per fermare il conflitto, con l’ipotesi Pakistan sul tavolo e l’Europa pronta a muoversi sullo Stretto di Hormuz.

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Usa Iran verso nuovi colloqui mentre l'Europa prepara un piano per lo Stretto di Hormuz

Stati Uniti e Iran accelerano verso un secondo ciclo di negoziati con l’obiettivo di fermare il conflitto in corso. Il presidente americano Donald Trump ha parlato di possibili sviluppi imminenti, indicando un orizzonte di 24-48 ore per novità concrete e lasciando intendere che un nuovo incontro potrebbe svolgersi a breve.

Tra le sedi possibili emerge Islamabad, già utilizzata nei giorni scorsi come terreno neutrale. Trump ha citato il ruolo del Pakistan e del generale Asim Munir, sottolineando il lavoro svolto per facilitare il dialogo. Restano comunque aperte altre opzioni, inclusa una possibile sede europea, anche se al momento la preferenza americana sembra orientata verso il Paese asiatico.

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Il calendario impone ritmi serrati: la tregua attuale scade il 21 aprile e le diplomazie sono al lavoro per evitare una nuova escalation. Fonti pakistane confermano contatti attivi tra Teheran e Washington, con il coinvolgimento anche di Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia.

L’andamento delle trattative ha già avuto riflessi sui mercati energetici. Il petrolio ha registrato un calo significativo, con il Wti in discesa a New York e il Brent in flessione a Londra, segnale di aspettative legate a una possibile stabilizzazione della crisi.

Parallelamente, l’Europa studia una propria iniziativa per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio globale di energia. Il piano, promosso da Francia e Regno Unito, prevede la creazione di una coalizione internazionale senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

L’operazione si articolerebbe in più fasi: evacuazione delle navi bloccate, bonifica delle mine e successivo pattugliamento con unità militari per proteggere il traffico commerciale. Il progetto escluderebbe i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto, tra cui Stati Uniti, Iran e Israele, per favorire una maggiore accettazione da parte di Teheran.

Non mancano però divergenze tra gli alleati europei. Parigi ritiene che l’assenza americana possa facilitare l’operazione, mentre Londra teme effetti negativi nei rapporti con Washington. È previsto un primo confronto tra i partner internazionali in una riunione convocata dal presidente francese Emmanuel Macron insieme al premier britannico Keir Starmer.

Intanto, dall’Iran potrebbe arrivare un segnale di apertura con una possibile sospensione temporanea dei traffici nello stretto, mossa che eviterebbe tensioni dirette con il blocco navale statunitense e lascerebbe spazio alla diplomazia.

Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano. Teheran dispone di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, vicino alla soglia necessaria per uso militare. Nelle trattative recenti ha proposto una sospensione dell’arricchimento per cinque anni, mentre Washington spinge per un blocco molto più lungo, fino a vent’anni.

La distanza tra le posizioni resta ampia, ma i contatti proseguono e, secondo fonti americane, gli elementi per un’intesa esistono, anche se manca ancora un accordo definitivo.