Ucraina, Putin apre ai negoziati trilaterali ma esclude concessioni sui territori

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Dopo l'incontro con l'inviato americano Steve Witkoff, Putin conferma la disponibilità di Mosca a nuovi colloqui con Stati Uniti e Ucraina. La proposta di pace resta però legata alle richieste russe sui territori e sulla sicurezza.

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La ripresa del confronto diplomatico tra Russia, Stati Uniti e Ucraina torna tra le possibilità indicate da Vladimir Putin. Il presidente russo ha confermato la disponibilità di Mosca a partecipare a nuovi negoziati dopo aver incontrato mercoledì 21 ottobre a San Pietroburgo Steve Witkoff, inviato speciale del presidente americano Donald Trump. L'apertura, tuttavia, non modifica le condizioni poste dal Cremlino, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei territori ucraini occupati.

In un'intervista concessa al giornalista Pavel Zarubin, Putin ha sostenuto che esistono le condizioni per raggiungere un'intesa, descrivendo gli ucraini come un popolo molto vicino a quello russo. Il leader del Cremlino ha inoltre riferito che Washington è stata informata della disponibilità russa a riprendere il formato negoziale a tre, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a una soluzione stabile del conflitto.

Secondo Putin, un eventuale accordo non dovrebbe limitarsi a interrompere temporaneamente i combattimenti, ma definire le condizioni di una pace duratura e offrire garanzie per la sicurezza della Federazione Russa. Il presidente ha ribadito che Mosca intende perseguire tutti gli obiettivi fissati, sostenendo al tempo stesso che la strada diplomatica rimane percorribile.

Il principale ostacolo riguarda la questione territoriale. Putin non contempla la restituzione delle aree ucraine conquistate dalla Russia e respinge l'idea che una loro eventuale cessione da parte di Kiev possa essere considerata una concessione negoziale. Nella sua ricostruzione, quelle regioni apparterrebbero storicamente alla Russia. A sostegno di questa posizione ha richiamato le votazioni organizzate nei territori occupati del Donbass e della cosiddetta Novorossiya, presentandole come espressione della volontà di ricongiungimento alla Federazione Russa.

Il presidente russo ha affrontato anche il tema dei rapporti di forza militari, affermando che una sconfitta strategica della Russia sul campo sarebbe impossibile. Da qui il suo invito ai Paesi che sostengono l'Ucraina a considerare una convivenza pacifica con Mosca come una scelta nell'interesse delle rispettive popolazioni.

Nell'intervista Putin è tornato inoltre ad attribuire a Kiev la responsabilità delle origini del conflitto, facendo riferimento agli avvenimenti del 2014 e all'impiego delle forze armate ucraine contro la popolazione civile. Si tratta della ricostruzione sostenuta dal Cremlino, con la quale il presidente russo ha accompagnato la dichiarazione secondo cui Mosca non desidererebbe combattere contro l'Ucraina. Ha invece accusato le autorità ucraine e i loro alleati occidentali di voler proseguire la guerra, sacrificando la popolazione.

Un altro passaggio è stato dedicato all'Europa e alla Nato. Putin ha negato che la Russia intenda cercare uno scontro militare con l'Alleanza Atlantica, criticando duramente gli allarmi europei sulla possibilità di una guerra diretta. Ha definito tali dichiarazioni una forma di «schizofrenia politica», sostenendo che né i cittadini europei né quelli russi desiderano un conflitto reciproco.

Le parole pronunciate dopo il colloquio con Witkoff confermano dunque la disponibilità dichiarata del Cremlino a riaprire il canale negoziale con Washington e Kiev. Resta però invariata la posizione russa sui territori occupati, mentre Putin continua a subordinare un'intesa definitiva al raggiungimento degli obiettivi strategici e delle garanzie di sicurezza richieste da Mosca.

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