Liliana Resinovich, quattro tracce sui sacchi compatibili con il guanto trovato vicino al corpo
Quattro segni sui sacchi che avvolgevano il corpo di Liliana Resinovich potrebbero essere compatibili con un guanto trovato vicino al luogo del ritrovamento. Per il legale del fratello è un elemento a sostegno dell'ipotesi di omicidio.
Un possibile collegamento tra il guanto da lavoro nero rinvenuto accanto al corpo di Liliana Resinovich e i sacchi nei quali era stata trovata la donna aggiunge un nuovo elemento agli accertamenti sulla sua morte. La perizia dattiloscopica disposta dalla Gip di Trieste ha individuato quattro tracce che potrebbero essere riconducibili al contatto con quel guanto, già esaminato in precedenti analisi.
Il reperto, relativo alla mano sinistra, era stato recuperato a pochi metri dal cadavere nel boschetto dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste. Secondo quanto riferito dall'avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta Sergio Resinovich, fratello di Liliana, i quattro segni presentano caratteristiche simili e sarebbero stati prodotti dal contatto con uno stesso tipo di tessuto.
Gli specialisti hanno confrontato le tracce presenti sui sacchi con quelle ottenute sperimentalmente utilizzando il guanto sequestrato. L'esame ha riscontrato lievi analogie nella forma e nelle dimensioni, senza individuare elementi discordanti. Le conclusioni attribuiscono quindi un supporto definito moderato all'ipotesi che i segni siano stati lasciati proprio dal guanto nero. Non si tratta, dunque, di un'identificazione certa, ma di una compatibilità emersa dall'analisi comparativa.
Per Gentile, il risultato rafforza la convinzione che Liliana sia stata vittima di un omicidio. Il legale ha espresso una posizione netta, dichiarando che l'ipotesi omicidiaria rappresenta ormai un'evidenza «imponente come il Monte Bianco». Ha inoltre sollecitato l'individuazione delle responsabilità, sostenendo che sia arrivato il momento di attribuire un nome e un cognome a chi ha ucciso la donna.
Le nuove risultanze si aggiungono alla recente perizia genetica, che aveva individuato un profilo di Dna maschile inizialmente non identificato su uno dei sacchi neri e sui jeans indossati da Resinovich. Un successivo confronto effettuato dalla polizia scientifica ha però consentito di ricondurre quelle tracce a un operatore intervenuto sui reperti durante gli accertamenti.
In particolare, come riportato da Il Piccolo, il materiale genetico appartiene a un operatore che aveva maneggiato gli oggetti sequestrati il 28 luglio 2023. Questa identificazione chiarisce quindi la provenienza delle tracce rilevate sui due reperti, distinguendole dagli altri elementi biologici ancora privi di attribuzione.
Restano infatti senza un'identità, secondo quanto ricorda lo stesso quotidiano, il Dna maschile individuato sul cordino utilizzato per tenere insieme le chiavi di Liliana e un capello rinvenuto sulla sua maglia. Sono ulteriori elementi del quadro investigativo sul quale proseguono gli approfondimenti per ricostruire le circostanze della morte della donna.
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