Liliana Resinovich, nuovi esami sui sacchi neri per cercare impronte utili

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La gip di Trieste ha affidato nuovi esami dattiloscopici sui sacchi neri che avvolgevano Liliana Resinovich. La perizia cerca impronte utili all’inchiesta per omicidio, mentre il deposito degli elaborati slitta all’8 ottobre.

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Nuovi accertamenti sui sacchi neri in cui fu trovato il corpo di Liliana Resinovich entrano nell’incidente probatorio aperto sulla morte della donna. La gip Flavia Mangiante ha incaricato due esperti di svolgere analisi dattiloscopiche sui reperti, con l’obiettivo di verificare se siano rimaste impronte o tracce utilizzabili dagli investigatori.

L’incarico è stato affidato al dattiloscopista Roberto Gennari e a Maurizio Sticchi, della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Ancona. Gli esami riguarderanno i sacchi che avvolgevano il cadavere della 63enne, ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, a Trieste.

La donna era scomparsa dalla sua abitazione il 14 dicembre 2021. Il ritrovamento del corpo, avvenuto circa tre settimane dopo, ha aperto una lunga vicenda giudiziaria nella quale restano centrali i reperti raccolti sul luogo e gli elementi scientifici ricavabili dagli oggetti sequestrati.

Gli accertamenti si aggiungono alle verifiche genetiche, merceologiche e dattiloscopiche già disposte nell’ambito della maxi perizia. I consulenti stanno lavorando su diversi materiali collegati al caso, per cercare dati utili a ricostruire le fasi della morte e ciò che accadde nelle ore successive.

Il collegio peritale ha ottenuto altro tempo per completare le analisi. Il deposito della relazione, dopo il rinvio deciso nell’udienza dell’incidente probatorio, è fissato all’8 ottobre. La proroga è legata alla quantità dei reperti e alla necessità di concludere gli approfondimenti scientifici ancora in corso.

Nel fascicolo per omicidio risulta indagato il marito di Liliana Resinovich, Sebastiano Visintin, che ha sempre respinto ogni accusa. I nuovi esami sui sacchi potrebbero fornire elementi concreti per chiarire se quei reperti siano stati toccati da altre persone e in quale fase della vicenda.

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