Decreto sicurezza, Salis critica i militari a Milano e richiama Bava Beccaris
Dopo il via libera al decreto sicurezza, Ilaria Salis contesta l'invio di altri militari a Milano e critica la risposta del governo agli scontri. Per l'eurodeputata, nuove misure repressive non affrontano i problemi sociali.
Il nuovo decreto sulla sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre dopo i recenti disordini nelle manifestazioni di piazza, provoca la dura reazione di Ilaria Salis. L'europarlamentare affida a Facebook un intervento contro le scelte dell'esecutivo, contestando soprattutto il rafforzamento della presenza militare a Milano e l'impostazione complessiva del provvedimento.
Tra gli aspetti criticati da Salis figura anche l'ipotesi, successivamente esclusa dal testo approvato, di attribuire ai soldati specifici poteri di polizia giudiziaria. Nel suo intervento, l'eurodeputata richiama provocatoriamente il generale Bava Beccaris, responsabile della repressione dei moti milanesi del 1898, chiedendo se il passo successivo possa essere una licenza di sparare sulla folla.
Il riferimento storico accompagna un giudizio politico particolarmente severo. Salis accusa il governo, da lei definito «post-fascista», di proseguire con misure repressive senza interrogarsi sui risultati ottenuti finora. A suo avviso, gli stessi episodi di violenza registrati a Milano dimostrerebbero l'inefficacia delle politiche sulla sicurezza adottate dall'esecutivo.
Il decreto-legge introduce disposizioni urgenti per la tutela della sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile. Il provvedimento arriva dopo le tensioni dei giorni precedenti, segnati da cortei e scontri nel capoluogo lombardo. Salis ne contesta però la direzione, sostenendo che l'inasprimento delle misure non rappresenti una risposta adeguata alle difficoltà del Paese.
Nella sua analisi, l'europarlamentare collega il malcontento sociale al costo della vita, alle retribuzioni insufficienti e alle condizioni dei servizi pubblici. Secondo Salis, il ricorso ripetuto ai decreti sulla sicurezza, insieme alla criminalizzazione delle proteste e al riarmo, rischia di alimentare ulteriormente le tensioni anziché ridurle.
La posizione espressa nel messaggio si conclude con una richiesta di cambiare priorità nell'azione politica. «Quello che serve è stato sociale, non Stato di polizia», scrive Salis, ribadendo la necessità di intervenire sulle questioni economiche e sociali invece di concentrare la risposta istituzionale sull'inasprimento degli strumenti repressivi.
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