Decreto cortei, stretta sui minori dai 14 anni e altri 500 militari a Milano

Notizia in breve

Il governo approva il decreto sui cortei dopo gli scontri di Milano. Le misure riguardano anche i ragazzi dai 14 anni, con nuove regole sull'imputabilità, sanzioni per i genitori e un rafforzamento dei controlli in città.

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Decreto cortei, stretta sui minori dai 14 anni e altri 500 militari a Milano
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Nuove disposizioni sulla responsabilità penale dei minorenni, pene più severe per chi partecipa a violenze organizzate durante le manifestazioni e un rafforzamento della presenza militare a Milano fino alla fine del 2026. Sono alcuni degli interventi contenuti nel decreto legge sulla pubblica sicurezza e sul contrasto alla criminalità minorile approvato dal Consiglio dei ministri, dopo i disordini registrati nelle piazze italiane negli ultimi giorni.

Il provvedimento interviene su diversi aspetti del codice penale e della procedura penale minorile, introducendo nuove fattispecie di reato, aggravanti specifiche e strumenti di prevenzione. Tra le novità figurano anche il fermo preventivo applicabile ai minori, ulteriori possibilità di arresto in flagranza differita e sanzioni economiche a carico dei genitori per determinati comportamenti illeciti dei figli.

Una delle modifiche più significative riguarda i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni. Lo schema approvato introduce una presunzione relativa di imputabilità, modificando il criterio con cui viene valutata la capacità di intendere e di volere del minorenne. Attualmente spetta al giudice accertare positivamente tale capacità, mentre con la nuova disposizione questa verrebbe considerata esistente fino a prova contraria.

La modifica non elimina quindi la possibilità di riconoscere la non imputabilità, ma cambia il punto di partenza della valutazione. Potrà infatti essere dimostrato che il ragazzo, al momento del fatto, non possedeva la necessaria capacità di comprendere il significato delle proprie azioni o di determinarne consapevolmente la condotta. La disposizione era già prevista nel disegno di legge Ac 3080.

Sempre sul versante minorile, il decreto amplia le ipotesi nelle quali può essere disposta la custodia cautelare, comprendendo la partecipazione a violenze organizzate durante manifestazioni pubbliche e il danneggiamento commesso da gruppi organizzati. È inoltre prevista la possibilità di adeguare gli organici della magistratura in presenza di eventi di ordine pubblico caratterizzati da numerosi arresti, così da rispettare i termini previsti per le relative convalide.

Il capitolo delle responsabilità familiari introduce sanzioni amministrative comprese tra 500 e 1.000 euro nei confronti di chi esercita la responsabilità genitoriale, quando un minore, anche non imputabile, prende parte a determinati reati violenti contro persone o cose, commessi alla presenza di più persone, oppure alle forme aggravate di danneggiamento. Il genitore potrà evitare la sanzione dimostrando di non aver potuto impedire il comportamento del figlio.

In caso di reiterazione della condotta, l'importo salirà a una somma compresa tra 1.000 e 2.000 euro. Il prefetto potrà inoltre disporre, attraverso la stessa ordinanza, il pagamento di un risarcimento per i danni provocati a beni appartenenti allo Stato, alle Regioni o agli enti locali. Anche i privati danneggiati potranno utilizzare l'ordinanza prefettizia e gli atti su cui si fonda per richiedere un decreto ingiuntivo.

Per quanto riguarda le manifestazioni, il testo introduce il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. La nuova fattispecie riguarda chi prende parte a un gruppo composto da più di cinque persone che agisce in maniera organizzata, anche occasionalmente, utilizzando strumenti atti a offendere, come mazze e bastoni, oppure esplosivi.

La pena prevista va da due a cinque anni di reclusione, accompagnata da una multa compresa tra 10.000 e 20.000 euro. È stabilito un aumento della pena da un terzo alla metà quando i responsabili agiscono con il volto travisato oppure impiegano oggetti offensivi contro infrastrutture destinate alla distribuzione di energia o all'erogazione di altri servizi pubblici.

Un trattamento più severo viene riservato a chi organizza o promuove attraverso le piattaforme social la formazione dei gruppi coinvolti nelle condotte previste dalla nuova norma. Per questi soggetti lo schema indica una pena detentiva da quattro a dodici anni. Se durante le violenze vengono provocate lesioni personali, le sanzioni previste dalle disposizioni penali richiamate dal decreto aumentano da un terzo alla metà.

Il governo interviene anche sui reati già esistenti. Sono introdotte aggravanti a effetto speciale per devastazione e saccheggio quando i fatti avvengono durante manifestazioni pubbliche e interessano beni presenti in luoghi di vendita o deposito. Un'ulteriore aggravante riguarda gli attentati agli impianti di pubblica utilità commessi nel corso dei cortei.

Viene inoltre disciplinata una nuova ipotesi aggravata di danneggiamento realizzato da almeno cinque persone. La disposizione comprende la distruzione, la dispersione o il deterioramento di beni mobili e immobili altrui, anche nei casi che interessano edifici pubblici o fatti commessi durante manifestazioni in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Parte di queste misure era già contenuta nel disegno di legge As 1990.

Sul piano operativo, le forze di polizia potranno ricorrere all'arresto facoltativo in flagranza, anche differita, per le nuove condotte di danneggiamento organizzato e per i reati di devastazione e saccheggio, attentato a impianti di pubblica utilità e partecipazione violenta alle manifestazioni. Il decreto estende inoltre la procedibilità d'ufficio alle lesioni lievi o lievissime provocate a ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell'esercizio delle loro funzioni o a causa di esse.

Un altro intervento riguarda i poteri preventivi del questore. Quando almeno cinque persone assumono comportamenti intimidatori, gravemente molesti o violenti contro persone o cose in luoghi pubblici o aperti al pubblico, potrà essere disposto uno specifico avviso orale accompagnato dal divieto di radunarsi con determinati soggetti.

La misura potrà interessare anche ragazzi che abbiano compiuto 14 anni e riguarderà luoghi individuati in base alle esigenze di sicurezza, eventualmente soltanto in determinate fasce orarie. Il divieto sarà applicabile nei confronti di persone già destinatarie di specifiche misure di prevenzione, come avviso orale, foglio di via obbligatorio, Daspo urbano o altre disposizioni analoghe, oppure con precedenti condanne per reati contro la persona o il patrimonio commessi in luoghi pubblici.

Per Milano è previsto un intervento aggiuntivo sul controllo del territorio. Il contingente delle Forze armate già impiegato nei servizi di sicurezza sarà incrementato di 500 unità, con qualifica di agente di pubblica sicurezza, fino al 31 dicembre 2026. La disposizione viene collegata espressamente agli incidenti avvenuti in città il 18 ottobre.

Non è stata invece inserita nel testo definitivo approvato dal Consiglio dei ministri la norma che avrebbe attribuito poteri di polizia giudiziaria ai militari utilizzati nel rafforzamento dell'ordine pubblico. Durante le interlocuzioni con il governo, gli uffici del Quirinale avrebbero manifestato perplessità su questa possibilità, successivamente accantonata.

Al termine della riunione dell'esecutivo, Giorgia Meloni ha illustrato le ragioni dell'intervento distinguendo il diritto di manifestare dagli episodi di violenza. La presidente del Consiglio ha richiamato il bilancio degli ultimi disordini, parlando di quasi 200 agenti feriti e di danni economici che, soltanto a Milano, ammonterebbero a circa un milione di euro secondo le stime di Confcommercio.

La premier ha quindi rivolto un appello alle forze politiche affinché gli episodi violenti vengano condannati senza distinzioni legate all'identità di chi li commette. Meloni ha ribadito che la tutela dell'ordine pubblico e l'ascolto delle istanze di chi manifesta non sono obiettivi incompatibili, confermando l'intenzione del governo di impedire che i disordini degli ultimi giorni diventino una consuetudine nelle piazze italiane.

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