Regno Unito, riserve militari insufficienti per una guerra lunga: il nodo della spesa sociale
Il Regno Unito rischia di affrontare un conflitto prolungato senza riserve militari sufficienti. Dopo l'appello del generale Roly Walker, il confronto riguarda anche i fondi per la difesa e i possibili tagli alla spesa sociale.
Un esercito composto prevalentemente da militari professionisti, ma privo di una riserva abbastanza ampia da sostenere una mobilitazione prolungata. È questa una delle principali vulnerabilità delle forze armate britanniche individuate da Hamish Mundell, esperto di Difesa e spesa militare che ha lavorato per il ministro delle Finanze Philip Hammond durante il governo di Theresa May.
Intervistato da Adnkronos, Mundell ha analizzato le recenti parole del generale Roly Walker, capo dell'esercito britannico, che ha chiesto alla politica di spiegare apertamente alla popolazione quali sacrifici potrebbero diventare necessari per preparare il Paese a un eventuale conflitto. Secondo l'esperto, nonostante la volontà delle istituzioni e della società civile di scongiurare una guerra, Londra non dispone ancora delle condizioni necessarie per affrontarne una di lunga durata.
Il problema riguarda innanzitutto l'organizzazione delle forze terrestri. Mantenere un numero elevato di soldati di ruolo comporta costi considerevoli, mentre una struttura più articolata di riservisti permetterebbe di aumentare rapidamente gli effettivi in caso di necessità. Mundell osserva inoltre che Germania, Francia e Polonia stanno procedendo con maggiore rapidità nel rafforzamento militare, intervenendo anche sulle norme e sulle capacità industriali indispensabili per sostenere una mobilitazione.
Alla questione organizzativa si aggiunge quella delle risorse economiche. Il governo britannico deve conciliare l'aumento degli investimenti nella sicurezza con la scelta politica di preservare la spesa sociale. Mundell richiama, a questo proposito, la posizione del primo ministro Andy Burnham, secondo il quale la tutela nazionale non dovrebbe essere finanziata compromettendo la protezione sociale dei cittadini.
Per l'esperto, proprio questa impostazione rappresenta il principale ostacolo politico alle richieste avanzate dai vertici militari. L'invito di Walker ad accettare possibili sacrifici può infatti essere interpretato come una contestazione dell'idea che il sistema assistenziale possa continuare a espandersi senza conseguenze sulle altre priorità di bilancio. Il prossimo documento finanziario dovrebbe già ridurre le risorse destinate ad alcuni ministeri, tra cui quello dell'Energia, ma il welfare rimane uno dei settori sui quali potrebbe concentrarsi la ricerca dei fondi necessari a raggiungere l'obiettivo Nato del 3,5% del Pil per la difesa.
Le valutazioni di Mundell si inseriscono in uno scenario europeo segnato dalle attività della Russia, che comprendono non soltanto la guerra in Ucraina, ma anche minacce informatiche contro infrastrutture tecnologiche e incursioni di droni segnalate in diversi Paesi. Secondo l'analista, Mosca avrebbe individuato nelle esitazioni europee e nelle divergenze tra Stati Uniti e alleati del continente un'opportunità per modificare gli attuali equilibri strategici.
Un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna in una futura guerra non viene considerato inevitabile. Mundell ritiene tuttavia che una preparazione militare insufficiente possa aumentare il rischio, anziché ridurlo, perché renderebbe meno credibile la capacità di risposta britannica e dell'intera Alleanza atlantica.
Tra gli scenari prospettati dall'esperto figura anche un'eventuale iniziativa russa contro uno Stato membro della Nato, successiva alla conclusione del conflitto ucraino. Un'operazione del genere potrebbe avere lo scopo di verificare la tenuta dell'Articolo 5 del Trattato, che stabilisce il principio della difesa collettiva in caso di attacco armato contro uno degli alleati.
Per Mundell, se Mosca riuscisse a dimostrare che le divisioni interne impediscono alla Nato di garantire concretamente la protezione reciproca, otterrebbe un risultato strategico di grande portata, rafforzando la propria posizione militare nella regione. Da qui il significato dell'intervento di Walker: affrontare pubblicamente il problema della preparazione bellica prima che un'eventuale crisi imponga decisioni in condizioni di maggiore urgenza.
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