Luca Barbareschi a Ciao Maschio, dalle scuse di Salvatores al rapporto tra spettacolo e politica
A Ciao Maschio Luca Barbareschi parla del rapporto tra spettacolo e politica, delle scuse ricevute da Gabriele Salvatores e delle proprie insicurezze. Nel racconto trovano spazio anche Lucrezia Lante della Rovere e Walter Chiari.
Un confronto con Gabriele Salvatores, le difficoltà nel riconoscere i propri meriti e una riflessione sui legami tra politica e mondo dello spettacolo. Luca Barbareschi si racconta a Nunzia De Girolamo nella puntata di Ciao Maschio in onda sabato 17 ottobre, affrontando anche alcuni passaggi della propria vita sentimentale e professionale.
Uno dei momenti dell'intervista riguarda le parole pronunciate in passato da Salvatores, che aveva accusato l'attore di aver sfruttato persone e situazioni per favorire la propria carriera. Barbareschi racconta di essere rimasto profondamente ferito da quell'affermazione e precisa che il regista gli ha successivamente chiesto scusa. Respinge però il contenuto dell'accusa: «Io non ho mai usato tutto e tutti, non ho mai usato le persone». A suo giudizio, Salvatores avrebbe pronunciato quella frase attraversando un momento di confusione personale. Le scuse, aggiunge, sono state accettate.
Il riferimento al regista offre anche l'occasione per parlare dei rapporti tra cultura e istituzioni. Barbareschi ricorda di essere stato definito da Salvatores un «topo di ministero» e risponde con una considerazione sul funzionamento del settore in Italia: «Chi non è stato topo di ministero in questo Paese scagli la prima pietra, perché è un Paese dove se non hai un rapporto con la politica non puoi neanche spostare un gesso dalla lavagna».
L'attore rivendica comunque di non aver mai utilizzato l'appartenenza politica come criterio nella scelta dei professionisti con cui collaborare. Durante la conversazione affronta anche i contrasti avuti con Sergio Rubini, del quale riconosce le qualità artistiche, definendolo un talento naturale straordinario.
A questo proposito racconta di aver coinvolto Rubini in un progetto cinematografico di Roman Polanski. La preparazione era già arrivata alla realizzazione dei bozzetti per il suo personaggio, ma la collaborazione non si concretizzò. Secondo Barbareschi, l'attore avrebbe rinunciato davanti alle difficoltà incontrate: «Sergio è fatto così: davanti all'ostacolo, scarta. E non è mai venuto».
Nel bilancio della propria carriera trova spazio anche un aspetto più personale. Barbareschi ammette di avere un rapporto complicato con i risultati raggiunti e di tendere a ridimensionare continuamente se stesso. Si descrive come «il re dell'autosabotaggio» e confessa che, quando ottiene un successo, il suo primo pensiero è quello di non meritarlo. Alla domanda di Nunzia De Girolamo sulla possibile sindrome dell'impostore, l'attore risponde confermando di riconoscersi in questa condizione.
Un atteggiamento che convive con la consapevolezza di aver costruito un percorso professionale particolarmente articolato. Barbareschi sostiene di possedere un curriculum difficilmente paragonabile ad altri in Europa e ripercorre le attività svolte anche al di fuori della recitazione. Ricorda di aver fondato e successivamente venduto una società informatica quotata in Borsa, nella quale aveva coinvolto quattro giovani ingegneri di 22 e 23 anni, oggi impegnati in posizioni di rilievo in Europa.
Alla stessa esperienza professionale affianca l'acquisto e la ristrutturazione di un teatro finanziati con risorse personali, oltre al lavoro svolto negli Stati Uniti, dove dichiara di aver realizzato 1.500 ore di produzione televisiva e altre 200 come conduttore.
La conversazione si sposta poi sulla relazione passata con Lucrezia Lante della Rovere. Barbareschi parla di un sentimento autentico e dell'affetto che continua a provare per lei, ricordando di aver avuto anche un ruolo importante nella sua crescita artistica, tanto da definirsi in parte il suo pigmalione. Tra i ricordi della coppia cita una frase pronunciata da Lucrezia: «Il limite della mia sofferenza è più basso del tuo».
Quando De Girolamo gli chiede se la loro storia sia terminata nonostante entrambi fossero ancora innamorati, l'attore chiarisce senza esitazioni che fu lei a prendere la decisione di interrompere il rapporto.
La parte più emotiva dell'intervista arriva infine con un videomessaggio di Simone Annichiarico, che riporta Barbareschi al ricordo di Walter Chiari. L'attore si commuove parlando di una figura che ha rappresentato molto più di un riferimento professionale nella sua vita. «Io non volevo fare l'attore, io volevo fare Walter Chiari, che era un'altra cosa», racconta, ricordando il legame personale e l'ammirazione che hanno accompagnato il suo percorso artistico.
Notizie correlate
Luca Barbareschi verso i 70 anni, tra rimpianti personali e la paura di restare solo Luca Barbareschi si definisce un infedele seriale e ammette di temere la solitudine alla soglia dei 70 anni.
Rocco Papaleo si racconta a Ciao Maschio tra infanzia e paternità Rocco Papaleo racconta il suo passato e il rapporto con i genitori durante Ciao Maschio, spiegando cosa lo ha segnato da bambino e perché oggi si definisce un padre troppo permissivo.