Ricina, Gianni Di Vita non commenta le verifiche nelle scuole e le domande sulla famiglia
Nel caso dell'avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, il marito e padre Gianni Di Vita evita commenti sulle verifiche nei computer delle scuole. Alle domande sulla famiglia risponde di non poter parlare.
Gianni Di Vita sceglie di non rilasciare dichiarazioni sugli sviluppi dell'inchiesta che riguarda la morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate dalla Ricina. Intercettato da un inviato di Chi l'ha visto?, il programma di Rai 3, l'uomo ha risposto brevemente ad alcune domande, ribadendo più volte di non poter affrontare né gli aspetti investigativi né quelli personali della vicenda.
Il confronto arriva mentre la Procura di Larino prosegue gli accertamenti informatici in alcuni istituti scolastici del Molise. Le verifiche interessano computer utilizzati nelle scuole di Riccia, Campobasso e Casacalenda, sui quali gli investigatori cercano possibili tracce di consultazioni online riguardanti la ricina nei mesi precedenti alla morte delle due vittime.
Non è stato ancora stabilito chi possa aver effettuato quelle ricerche. Proprio su questo punto il giornalista ha chiesto a Di Vita un commento, domandandogli anche quale fosse la sua reazione all'ipotesi che qualcuno avesse utilizzato i computer scolastici per informarsi sulla sostanza tossica.
L'uomo ha evitato qualsiasi valutazione. «Non ho proprio nulla da dichiarare, specialmente per quanto riguarda le indagini», ha risposto inizialmente. Di fronte a un'ulteriore domanda ha mantenuto la stessa posizione: «Sono indagini, io non ho nulla da dichiarare».
La conversazione si è poi spostata sulle condizioni personali di Di Vita, dopo i mesi trascorsi dalla perdita della moglie e della figlia. Alla domanda su come stesse, l'uomo ha risposto: «Sto bene, non so come si può stare in questa situazione».
Nessuna apertura, invece, quando l'inviato ha provato a capire se nel frattempo avesse maturato una propria idea su quanto accaduto ad Antonella e Sara. «Non posso nemmeno parlare», ha replicato Di Vita, interrompendo ogni possibilità di approfondire l'argomento.
Il giornalista ha tentato anche di chiedergli un ricordo personale delle due donne, senza ottenere ulteriori dichiarazioni. Il marito e padre delle vittime ha preferito non esprimersi neppure sulla possibilità che l'inchiesta riesca a ricostruire definitivamente le circostanze dell'avvelenamento.
«Ripeto, io non ho nulla da dichiarare. Mi fermo qui, non posso», sono state le sue ultime parole prima di concludere il breve colloquio. Una posizione mantenuta per tutta la conversazione, senza anticipare valutazioni sulle attività della Procura o sulle eventuali responsabilità ancora da accertare.
Madre e figlia avvelenate: “Verità la vogliamo tutti”, Gianni Di Vita a “Chi l’ha visto?”. In computer di "istituti scolastici frequentati da persone che hanno avuto rapporti con le vittime” si cercano ricerche su “ricina, veleno e similari”.#chilhavisto?https://t.co/gGD1ra9GoT https://t.co/JosOnbgsQ5
— Chi l'ha visto? (@chilhavistorai3) October 14, 2026
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