Caso ricina a Pietracatella, il legale di Gianni Di Vita frena sulla svolta nelle indagini

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L’avvocato di Gianni Di Vita esclude una svolta imminente nel caso di Pietracatella: l’autopsia conferma la ricina, ma il responsabile non è stato individuato e le analisi scientifiche sui campioni in Germania sono ancora in corso.

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Il responsabile della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita non è stato ancora individuato. A ribadirlo è Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, dopo il deposito della relazione autoptica di quasi 900 pagine.

Il documento conferma che madre e figlia sono morte in seguito all’assunzione di dosi letali di ricina. Le due donne erano decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L’inchiesta della Procura di Larino per duplice omicidio premeditato resta al momento contro ignoti.

Nelle ultime ore sono circolate ricostruzioni secondo cui gli investigatori sarebbero vicini a una svolta. Facciolla invita però a non considerare chiuso il caso e ricorda che gli accertamenti scientifici non sono terminati.

Una parte delle analisi è affidata al Robert Koch Institute di Berlino, chiamato a esaminare campioni biologici e altri reperti già studiati dagli specialisti italiani. Gli esiti dovranno verificare i risultati ottenuti dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia e contribuire a ricostruire le modalità dell’avvelenamento.

Il difensore esclude inoltre che dai telefoni cellulari e dagli altri dispositivi elettronici acquisiti durante le indagini sia emerso un elemento capace di spiegare l’origine della vicenda. Gli investigatori hanno analizzato i telefoni delle vittime e di Alice Di Vita, sorella maggiore di Sara, oltre a computer, tablet e altri apparecchi presenti nell’abitazione della famiglia.

Secondo Facciolla, i dati digitali non avrebbero fornito la prova decisiva sull’avvelenamento. Il legale contesta anche le ricostruzioni che attribuiscono un possibile coinvolgimento al suo assistito, che non risulta indagato nel procedimento per la morte della moglie e della figlia.

Un’amica della famiglia è stata denunciata per favoreggiamento dopo che alcune conversazioni del 2018 avrebbero mostrato tensioni familiari non riferite durante le testimonianze. Per il difensore, tuttavia, questo episodio non chiarisce chi abbia procurato la ricina né come la sostanza sia stata somministrata alle due vittime.

Il deposito della perizia medico-legale rappresenta un passaggio rilevante dell’inchiesta, ma non identifica il responsabile. Gli investigatori attendono ancora i risultati degli esami condotti in Germania e ulteriori riscontri prima di definire tempi, modalità e autore del duplice avvelenamento.

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