Ricina a Pietracatella, controlli informatici in quattro scuole e le parole di Gianni Di Vita
Quarta perquisizione nelle scuole molisane per l'inchiesta sulla ricina. A Casacalenda gli investigatori controllano i computer del liceo dove insegna una cugina di Gianni Di Vita, che invita a lasciare lavorare chi conduce le indagini.
Gli accertamenti informatici disposti dalla Procura di Larino nell'inchiesta sull'avvelenamento da Ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si estendono a un quarto istituto scolastico del Molise. Poco dopo le 9, gli agenti della Squadra Mobile e del Servizio centrale operativo (Sco) hanno avviato una perquisizione al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni, marito e padre delle due vittime.
L'obiettivo degli investigatori è individuare eventuali tracce di ricerche online riguardanti la ricina, la sostanza responsabile dell'avvelenamento delle due donne avvenuto nel dicembre scorso. Le verifiche interessano i sistemi informatici degli istituti scolastici e puntano ad acquisire elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Quella di Casacalenda è la quarta e ultima perquisizione prevista dal provvedimento della Procura. Nei tre giorni precedenti gli agenti erano intervenuti in altrettante scuole: l'istituto Agrario e il liceo Scientifico di Riccia, oltre al liceo Classico di Campobasso. Nei primi due istituti lavorano, con mansioni differenti, una professoressa amica di Gianni Di Vita e il marito. La scuola del capoluogo, invece, è stata frequentata fino allo scorso anno scolastico da Sara e dalla sorella Alice.
Durante le precedenti operazioni gli investigatori hanno acquisito copie dei dati conservati sui server scolastici, senza procedere all'esame individuale di ogni postazione. Alle attività hanno assistito anche il tecnico della società incaricata della gestione dei sistemi informatici e Gianni Alfonso, consulente informatico che assiste Gianni Di Vita.
Proprio Alfonso, secondo quanto riportato dall'Adnkronos, ha chiarito che il liceo Classico utilizza lo stesso software presente nelle scuole di Riccia. Per conoscere il contenuto dei dati acquisiti e comprenderne l'eventuale rilevanza investigativa, ha precisato, sarà necessario attendere il deposito degli atti.
Il consulente ha inoltre spiegato quali difficoltà potrebbero presentarsi nell'identificazione di una persona che abbia eventualmente effettuato ricerche sulla ricina attraverso un computer scolastico. L'attribuzione sarebbe possibile qualora l'utente avesse effettuato l'accesso utilizzando credenziali personali, con un proprio identificativo e una password. Se invece la postazione fosse stata già aperta, risalire a chi l'ha utilizzata diventerebbe molto più complicato, se non impossibile.
Intanto Gianni Di Vita è tornato brevemente a parlare della vicenda. Avvicinato da un inviato del Corriere della Sera al cimitero di Pietracatella, ha escluso di aver mai ritenuto che qualcuno intendesse colpire deliberatamente lui o le due donne della sua famiglia. «Non ho mai creduto che volessero uccidermi», ha dichiarato, aggiungendo di non aver mai pensato neppure che l'intenzione fosse quella di uccidere Sara e Antonella.
Di Vita ha preferito non approfondire gli sviluppi dell'inchiesta, ribadendo la propria fiducia nel lavoro degli inquirenti. «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo», ha affermato. Le verifiche informatiche proseguono mentre resta da chiarire la dinamica dell'avvelenamento e l'eventuale collegamento tra le ricerche sulla sostanza e quanto accaduto alle due donne.
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