Ilaria Salis, annullata la condanna da 300mila euro: la notifica non era regolare
La causa tra Ilaria Salis e due ex assistenti torna al Tribunale del Lavoro di Milano. La Corte d'Appello ha annullato la condanna da circa 300mila euro per irregolarità nella notifica degli atti, senza decidere sul merito della controversia.
Il procedimento civile che coinvolge Ilaria Salis e due suoi ex collaboratori dovrà essere celebrato nuovamente davanti al Tribunale del Lavoro di Milano. La Corte d'Appello ha accolto il ricorso della difesa dell'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, dichiarando nulla la precedente sentenza che le imponeva di versare circa 300mila euro ai due assistenti per una controversia relativa al loro licenziamento.
Alla base della decisione, pronunciata martedì 13 ottobre 2026, non c'è una valutazione sul merito delle richieste economiche, ma un vizio nella procedura con cui gli atti giudiziari avrebbero dovuto essere notificati a Salis. Le motivazioni, contenute in un provvedimento di 15 pagine, ricostruiscono le verifiche effettuate dall'ufficiale giudiziario e spiegano perché il primo processo, celebrato in assenza dell'eurodeputata, debba essere ripetuto.
Il collegio presieduto dalla giudice Silvia Marina Ravazzoni ha esaminato anzitutto quanto accaduto il 14 ottobre 2025, quando l'ufficiale giudiziario si era recato all'indirizzo di residenza milanese di Salis senza riuscire a individuare la sua abitazione. Nell'atto aveva registrato l'esito negativo della visita, indicando genericamente che le ricerche svolte sul posto non avevano prodotto risultati.
Quella dichiarazione, secondo i giudici d'appello, non era però sufficiente a dimostrare l'effettiva irreperibilità della destinataria. Dalla documentazione risulta un solo accesso all'indirizzo indicato, senza precisazioni sulle verifiche concretamente eseguite. Non risultano ulteriori tentativi di consegna, né richieste di informazioni a vicini o condomini che avrebbero potuto contribuire ad accertare la situazione.
Un secondo passaggio risale al 10 dicembre 2025. Su indicazione del giudice di primo grado, l'ufficiale giudiziario aveva proceduto con una nuova notifica attraverso il deposito dell'atto presso la casa comunale, senza svolgere altre attività preliminari.
Per la Corte d'Appello, le modalità seguite presentano carenze formali. Prima di ricorrere a quella procedura sarebbe stato necessario compiere accertamenti più approfonditi, utilizzando l'ordinaria diligenza per verificare che Salis fosse effettivamente irreperibile presso la propria residenza. La semplice attestazione di ricerche infruttuose, priva di indicazioni concrete sulle operazioni effettuate, non soddisfa tali requisiti.
Il difetto di notifica ha quindi compromesso la regolare partecipazione dell'europarlamentare al giudizio iniziale. Da qui l'accoglimento della richiesta avanzata dai suoi legali e la conseguente dichiarazione di nullità della sentenza di primo grado.
La controversia torna ora davanti al Tribunale del Lavoro di Milano, che dovrà esaminare nuovamente la causa garantendo la partecipazione delle parti. L'annullamento elimina gli effetti della precedente pronuncia, ma non costituisce una decisione definitiva sulla fondatezza delle richieste risarcitorie presentate dai due ex collaboratori.
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