Ilaria Salis, appello sul risarcimento da 300mila euro agli ex assistenti: la sua difesa

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Alla vigilia dell'appello a Milano, Ilaria Salis contesta il risarcimento di circa 300mila euro riconosciuto a due ex assistenti. L'eurodeputata sostiene che il rapporto di fiducia fosse venuto meno e replica anche alle accuse anonime.

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Ilaria Salis, appello sul risarcimento da 300mila euro agli ex assistenti: la sua difesa
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Si apre lunedì 12 ottobre a Milano il processo d'appello sulla controversia lavorativa che coinvolge Ilaria Salis e due suoi precedenti collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti. L'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra impugna la sentenza con cui il Tribunale del lavoro l'ha condannata in primo grado a versare complessivamente circa 300mila euro per l'interruzione dei due rapporti professionali senza giusta causa.

In vista dell'udienza, Salis ha affidato all'Ansa la propria ricostruzione, contestando il comportamento degli ex assistenti e spiegando le ragioni che l'avrebbero portata a interrompere la collaborazione. A suo dire, le difficoltà sarebbero iniziate pochi mesi dopo l'avvio dell'attività comune, fino a compromettere definitivamente la fiducia reciproca.

L'europarlamentare sostiene che Dadda e Gelmetti cercassero di indirizzare risorse pubbliche verso interessi personali, utilizzando il suo incarico istituzionale per finalità diverse da quelle legate alla rappresentanza degli elettori. Salis riferisce inoltre che, dopo aver comunicato la decisione di interrompere i rapporti, i due le avrebbero manifestato l'intenzione di fare tutto il possibile per danneggiarla. Si tratta di accuse formulate dall'eurodeputata nell'ambito della propria versione della vicenda.

La contestazione riguarda anche lo svolgimento del precedente giudizio. Salis afferma di non aver avuto la possibilità di presentare le proprie argomentazioni davanti al giudice perché il ricorso sarebbe stato notificato attraverso una procedura destinata alle persone irreperibili. Una modalità che considera erronea e che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe impedito un'effettiva partecipazione al procedimento di primo grado.

Per questo motivo guarda alla nuova fase giudiziaria con fiducia, dichiarandosi convinta di poter finalmente illustrare le circostanze che, a suo avviso, giustificavano la cessazione delle collaborazioni. Sarà il giudizio d'appello a riesaminare la controversia e la decisione sul risarcimento riconosciuto ai due ex assistenti.

Nel corso dell'intervista, l'eurodeputata è intervenuta anche sul pignoramento del proprio conto corrente, disposto in relazione al mancato versamento di circa 7mila euro di spese legali. Salis ha precisato di aver successivamente pagato l'importo richiesto e che il conto è tornato disponibile dopo due giorni. Anche su questo episodio ha espresso perplessità, contestando le procedure utilizzate per le notifiche.

Un ulteriore punto della sua replica riguarda un documento anonimo circolato online e sottoscritto con la dicitura «ex lavoratori/e di Ilaria Salis». Nel testo vengono descritti un presunto ambiente professionale caratterizzato da un «clima tossico» e situazioni di «mobbing quotidiano».

Salis respinge integralmente queste affermazioni, qualificandole come «bugie, illazioni e diffamazioni». L'eurodeputata osserva che l'identità degli autori del documento non è conosciuta e annuncia l'intenzione di chiamarli a rispondere delle accuse qualora venissero individuati. La controversia con Dadda e Gelmetti resta intanto affidata alla magistratura, chiamata a pronunciarsi sulla sentenza di primo grado e sulle contestazioni presentate dalla difesa.

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