Ilaria Salis, annullata la sentenza da 300mila euro: la causa torna al primo grado

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La Corte d'Appello di Milano annulla la sentenza che imponeva a Ilaria Salis di risarcire con circa 300mila euro due ex collaboratori. La decisione riguarda un vizio nella notifica degli atti e riporta la causa al primo grado.

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Il contenzioso tra Ilaria Salis e due suoi ex collaboratori dovrà essere nuovamente esaminato dal Tribunale del lavoro di Milano. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la sentenza pronunciata lo scorso marzo, con la quale l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra era stata condannata a versare un risarcimento complessivo di circa 300mila euro per due licenziamenti giudicati privi di giusta causa. Il provvedimento non affronta il merito della controversia, ma riguarda un'irregolarità nella procedura con cui era stato avviato il precedente giudizio.

La decisione è arrivata dopo l'udienza di lunedì 12 ottobre, durante la quale gli avvocati Federico Manfredi e Chiara Romeo, difensori di Salis, avevano contestato la validità della notifica del ricorso iniziale. Secondo la loro ricostruzione, l'europarlamentare non sarebbe stata messa nelle condizioni di conoscere l'esistenza del procedimento e di partecipare alla propria difesa. Il processo si era infatti concluso in primo grado in sua contumacia.

Il collegio della sezione Lavoro della Corte d'Appello di Milano, presieduto da Silvia Marina Ravazzoni, ha accolto l'eccezione sollevata dalla difesa. Come risulta dal dispositivo esaminato dall'Adnkronos, i giudici hanno riconosciuto la nullità della notifica del ricorso, cancellato la precedente pronuncia e disposto il rinvio della controversia al giudice di primo grado. È stata inoltre stabilita la compensazione delle spese processuali relative a entrambi i gradi di giudizio.

Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli sulle motivazioni della decisione. La contestazione presentata dai legali di Salis riguardava soprattutto le modalità utilizzate per informarla della causa. La difesa aveva segnalato un unico tentativo di notifica da parte dell'ufficiale giudiziario, nonostante fossero conosciuti sia l'indirizzo di residenza dell'eurodeputata sia la sua casella di posta elettronica certificata.

Secondo gli avvocati, questa situazione avrebbe determinato una contumacia inconsapevole, impedendo alla loro assistita di esporre le proprie ragioni. Salis intende infatti sostenere che l'interruzione dei rapporti professionali fosse legata a un progressivo deterioramento della fiducia nei confronti dei due collaboratori. Si tratta di una questione che potrà essere affrontata nel nuovo procedimento, senza che l'annullamento della precedente sentenza costituisca di per sé un riconoscimento della legittimità dei licenziamenti.

L'europarlamentare ha accolto favorevolmente il pronunciamento, commentandolo sui propri canali social con le parole «Sentenza annullata, riconosciute le mie ragioni», accompagnate dal simbolo della vittoria.

Dall'altra parte, i rappresentanti legali degli ex collaboratori hanno confermato l'intenzione di proseguire l'azione giudiziaria. Gli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto hanno spiegato all'Adnkronos che la Corte ha ritenuto irregolare la notifica, precisando tuttavia che sarà necessario attendere le motivazioni per conoscere le ragioni specifiche del provvedimento.

I difensori hanno inoltre chiarito di non avere difficoltà a riproporre la controversia e ad affrontare nuovamente la discussione sul merito dei licenziamenti. Il risarcimento riconosciuto ai loro assistiti nel marzo scorso viene quindi meno per effetto dell'annullamento della sentenza, mentre resta aperta la questione relativa alla legittimità dell'interruzione dei due rapporti di lavoro. Sarà il Tribunale di Milano a esaminarla nuovamente, questa volta con la partecipazione di entrambe le parti.

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