Meloni alle Camere, no all'intesa sul gasolio russo e pressing Ue sui costi dell'energia

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Alla vigilia del Consiglio europeo, Meloni chiede interventi sui costi dell'energia e contesta l'apertura di Trump al gasolio russo. In Parlamento difende il sostegno a Kiev e replica alle opposizioni su difesa e legge elettorale.

Giorgia Meloni
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Il prezzo dell'energia, le conseguenze delle tensioni internazionali e la necessità di mantenere il sostegno all'Ucraina sono stati i principali temi affrontati da Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo. La presidente del Consiglio ha chiesto a Bruxelles interventi più incisivi per proteggere la competitività delle imprese, esprimendo inoltre una posizione critica sull'apertura di Donald Trump a un'intesa riguardante il gasolio russo.

Nel suo intervento, iniziato alle 9.10 nell'Aula del Senato, la premier ha dedicato ampio spazio alle regole europee sulle emissioni, a partire dal sistema Ets. Secondo Meloni, strumenti concepiti in condizioni economiche differenti rischiano oggi di aumentare le difficoltà delle aziende europee, già esposte alla concorrenza internazionale e alle ripercussioni delle crisi energetiche.

La richiesta italiana è quella di correggere rapidamente i meccanismi che incidono sui costi produttivi. Per la presidente del Consiglio, ogni onere aggiuntivo imposto dall'Europa alle proprie imprese finisce per favorire i concorrenti internazionali. Da qui la necessità di intervenire senza ulteriori rinvii.

Meloni ha collegato la questione energetica anche alla sicurezza nazionale, rivendicando il risultato ottenuto sulla possibilità di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale non soltanto per gli investimenti nella difesa, ma anche per le misure destinate a fronteggiare la crisi dell'energia.

La premier ha poi respinto l'idea che la maggiore flessibilità concessa alle spese militari comporti necessariamente una riduzione delle risorse destinate ai servizi pubblici. Si tratta, ha spiegato, di margini aggiuntivi rispetto ai vincoli europei, che non potrebbero essere automaticamente trasferiti alla sanità o all'istruzione qualora non venissero utilizzati per la difesa.

Proprio su questo argomento è arrivata una delle critiche più dirette al Movimento 5 stelle. Meloni ha ricordato che, durante l'esperienza di governo dei pentastellati, erano stati approvati incrementi della spesa militare per circa 15 miliardi di euro, anche nel periodo della pandemia e prima dell'invasione russa dell'Ucraina. Un riferimento rivolto in particolare a Giuseppe Conte, accusato di sostenere oggi una posizione diversa rispetto alle decisioni assunte quando guidava l'esecutivo.

Sul versante internazionale, la presidente del Consiglio ha confermato la continuità dell'appoggio italiano a Kiev, ribadendo che la ricerca di una soluzione diplomatica non può tradursi nell'abbandono dell'Ucraina. Una posizione per la quale ha ricevuto anche il ringraziamento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Particolarmente netta la valutazione sull'intesa relativa al gasolio russo annunciata da Donald Trump, definita da Meloni una scelta molto rischiosa. La premier ha riconosciuto la necessità di contenere i rincari dei carburanti, che incidono sui bilanci delle famiglie e sui costi delle aziende, ma ha osservato che l'attuale impennata dei prezzi deriva soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto ucraino.

Per questo motivo, secondo la presidente del Consiglio, i benefici economici dell'iniziativa americana restano incerti, mentre le possibili conseguenze politiche sono più evidenti. Una riapertura al gasolio russo potrebbe offrire nuove entrate a Mosca, contribuire al finanziamento delle operazioni militari e ridurre l'efficacia delle sanzioni adottate dagli alleati occidentali per spingere Vladimir Putin verso un negoziato.

Tra gli altri dossier europei affrontati nelle comunicazioni figurano l'immigrazione, sulla quale Meloni ha rivendicato i risultati dell'azione del governo, il processo di allargamento dell'Unione e il prossimo bilancio comunitario. Su quest'ultimo punto Palazzo Chigi non esclude un'intesa entro la fine dell'anno, come auspicato dalla presidenza irlandese e dalle istituzioni europee, ma considera prioritario il contenuto dell'accordo rispetto alla scadenza.

La premier ha chiarito che l'Italia non darà il proprio assenso a un bilancio europeo che penalizzi la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione, considerate componenti fondamentali dell'autonomia strategica dell'Unione. L'obiettivo temporale indicato da Bruxelles, ha precisato, non sarà sufficiente a giustificare un compromesso ritenuto svantaggioso per il Paese.

Conclusa la parte dedicata ai dossier internazionali ed economici, il confronto parlamentare si è progressivamente spostato sulle questioni politiche interne. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso apprezzamento per la chiarezza dell'intervento, accolto con applausi anche da alcuni esponenti dell'opposizione. Le successive repliche della premier, tuttavia, hanno dato luogo a un confronto più acceso con diversi gruppi parlamentari.

Uno degli scontri principali ha riguardato la nuova legge elettorale. Rispondendo alla senatrice del M5s Alessandra Maiorino, Meloni ha contestato le critiche dei pentastellati al sistema delle preferenze, chiedendo perché non fosse stato introdotto durante la loro esperienza di governo. Ha quindi difeso le nuove regole, che prevedono la dichiarazione preventiva delle alleanze, del candidato alla presidenza del Consiglio e del programma elettorale.

Il riferimento più polemico è stato ancora una volta a Giuseppe Conte. Secondo Meloni, con un sistema che avesse imposto agli elettori di conoscere preventivamente il candidato premier, l'ex presidente del Consiglio non sarebbe riuscito a raggiungere Palazzo Chigi attraverso il percorso politico che lo ha portato alla guida di due governi.

Alla Camera, invece, il confronto si è aperto con i parlamentari vicini a Roberto Vannacci. Rivolgendosi a Laura Ravetto, la presidente del Consiglio ha ricordato che il sostegno all'Ucraina era già previsto nel programma presentato agli elettori nel 2022, sulla base del quale erano stati eletti anche i deputati che oggi sostengono posizioni differenti.

Meloni ha quindi invitato chi ha cambiato orientamento politico nel corso della legislatura a valutare le dimissioni e una nuova candidatura con le proprie attuali proposte, osservando che una simile scelta renderebbe più credibile il cambiamento di linea. Nel suo intervento ha fatto riferimento anche al rischio di una mancata rielezione nei partiti di provenienza.

Non sono mancati ulteriori passaggi polemici rivolti al Movimento 5 stelle. La premier ha richiamato i rapporti con Paolo Zampolli, contestando ai pentastellati la distanza tra le accuse rivolte all'imperialismo americano e gli incontri con l'interlocutore statunitense. Ha inoltre criticato l'assenza dell'opposizione al Senato durante il confronto sulla seconda risoluzione della maggioranza, relativa al sostegno a una tregua energetica tra Russia e Ucraina.

Un altro momento di tensione si è registrato nello scambio con il deputato del Partito democratico Peppe Provenzano. Meloni ha contestato il tono utilizzato nei suoi confronti, sostenendo che non sarebbe stato riservato a un collega uomo. Ha ricordato i suoi 35 anni di attività politica, rivendicando di aver costruito il proprio percorso attraverso il confronto sulle idee e il consenso degli elettori.

La presidente del Consiglio ha quindi accusato Provenzano di misoginia, estendendo la critica alla sinistra italiana, che a suo giudizio non avrebbe favorito adeguatamente l'affermazione delle donne nelle posizioni di maggiore responsabilità politica.

Nella parte conclusiva della replica, Meloni ha rivolto un'ultima stoccata al Partito democratico e alle difficoltà delle opposizioni nel trovare una posizione comune. Prima di proporsi come alternativa capace di favorire un'intesa tra Putin e Trump, ha ironizzato, il centrosinistra dovrebbe riuscire a mettere d'accordo Riccardo Magi e Nicola Fratoianni su un'unica risoluzione.

Al termine delle comunicazioni parlamentari sono state approvate entrambe le risoluzioni presentate dalla maggioranza, confermando il sostegno delle forze di governo alla linea illustrata dalla presidente del Consiglio in vista del vertice europeo.

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