Garlasco, la difesa di Sempio punta sulle 25 impronte di scarpa e contesta la traccia 33
La difesa di Andrea Sempio prepara cinque consulenze sul delitto di Garlasco. I legali contestano l'attribuzione della traccia 33 e sostengono che le 25 impronte di scarpa siano incompatibili con le dimensioni del suo piede.
Le dimensioni delle impronte lasciate sul pavimento della villetta di Garlasco potrebbero diventare uno degli elementi principali della strategia difensiva di Andrea Sempio. Secondo i suoi legali, le 25 tracce riconducibili alle scarpe dell'assassino sarebbero incompatibili con la misura del piede del loro assistito. Una conclusione che la difesa intende sostenere attraverso nuove analisi tecniche, destinate a contestare le ricostruzioni della Procura di Pavia sull'omicidio di Chiara Poggi.
Entro venerdì 16 ottobre è previsto il deposito di cinque consulenze elaborate dagli esperti incaricati da Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto avvenuto 19 anni fa. I documenti costituiscono la risposta alle relazioni presentate dai pubblici ministeri con la chiusura delle indagini, avvenuta circa due settimane fa, e affrontano diversi aspetti scientifici sui quali si fonda l'impianto accusatorio.
Il punto ritenuto particolarmente significativo riguarda le impronte di scarpa individuate sulla scena del crimine. L'avvocato Liborio Cataliotti sostiene che le verifiche effettuate dalla difesa abbiano evidenziato una differenza dimensionale incompatibile con il piede di Sempio, oggi 38enne. Per il legale, se le 25 tracce appartengono all'autore dell'omicidio e risultano effettivamente più piccole rispetto al piede dell'indagato, rappresentano un elemento capace di escludere il suo coinvolgimento materiale nel delitto.
Le conclusioni sono state approfondite durante una riunione nel laboratorio Genomica di Roma, alla quale hanno partecipato Sempio, gli avvocati Cataliotti e Angela Taccia e i consulenti del gruppo difensivo. Tra gli esperti figurano la genetista Marina Baldi, il criminologo Armando Palmegiani e il dattiloscopista Luigi Bisogno. Per lo studio delle impronte sono state impiegate anche apparecchiature tridimensionali, con il coinvolgimento di medici e docenti universitari.
Un secondo fronte riguarda la traccia 33, l'impronta palmare individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina della villetta, dove venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi. I consulenti della Procura l'hanno nuovamente attribuita a Sempio, mentre i suoi difensori sostengono che il materiale disponibile non consenta un'identificazione attendibile.
Secondo la ricostruzione difensiva, l'impronta non presenterebbe un numero sufficiente di caratteristiche distintive, tecnicamente definite minuzie, per stabilire a chi appartenga. In una precedente relazione, i consulenti di Sempio avevano inoltre contestato il metodo utilizzato dagli esperti dell'accusa, sostenendo che alcune delle quindici caratteristiche individuate attraverso le fotografie dell'epoca fossero in realtà semplici segni presenti sull'intonaco.
La questione è resa più complessa dall'impossibilità di effettuare nuove analisi dirette sulla traccia originale, della quale rimane soltanto la documentazione fotografica. Cataliotti ha riferito che le verifiche sperimentali condotte dal proprio gruppo hanno prodotto risultati opposti rispetto a quelli raggiunti dai consulenti dei pubblici ministeri e della difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio.
Le contestazioni investono anche l'eventuale presenza di sangue nell'impronta palmare. Gli esperti della Procura hanno effettuato accertamenti sui campioni di intonaco, mentre la difesa di Sempio ritiene che non sia stata dimostrata con certezza la natura ematica della traccia. Incrociando gli elementi disponibili con le analisi delle macchie di sangue, i consulenti dell'indagato contestano inoltre la possibilità di collegare quella mano impressa sulla parete alla dinamica dell'omicidio.
Su entrambi gli aspetti sono state svolte ulteriori sperimentazioni. I difensori stanno valutando anche la richiesta di una perizia sulla traccia 33, da effettuare mediante incidente probatorio oppure davanti al giudice dell'udienza preliminare o nel corso di un eventuale processo.
La non attribuibilità dell'impronta era stata indicata anche dagli investigatori del Ris negli accertamenti eseguiti quasi vent'anni fa. Proprio su quelle verifiche la Procura di Pavia ha però aperto un nuovo fascicolo, finalizzato ad approfondire possibili irregolarità e omissioni segnalate dalla difesa di Stasi.
Accanto alla discussione sulle prove scientifiche, gli avvocati di Sempio stanno esaminando un'ulteriore iniziativa di natura costituzionale. Qualora la Procura chiedesse il rinvio a giudizio del loro assistito, potrebbero sollecitare la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, attraverso il giudice competente, per affrontare il problema della coesistenza di una condanna definitiva e di un nuovo procedimento per lo stesso omicidio nei confronti di un'altra persona.
La questione riguarderebbe direttamente la posizione di Alberto Stasi, la cui condanna resta definitiva in assenza di un'eventuale revisione. Nell'immediato, tuttavia, la priorità della difesa Sempio rimane il deposito delle cinque consulenze, con cui intende contrastare le conclusioni della Procura sulle impronte, sulla traccia palmare e sugli altri elementi scientifici raccolti nella nuova indagine.
Notizie correlate
Delitto Garlasco, la difesa di Andrea Sempio punta sulle impronte delle scarpe Andrea Sempio contesta le accuse sull’omicidio di Chiara Poggi e punta sulle dimensioni del piede.
Garlasco, la difesa di Andrea Sempio contesta impronte e soliloqui nel caso Chiara Poggi Andrea Sempio deposita nuove consulenze per contestare le accuse sull’omicidio di Chiara Poggi.