Garlasco, la difesa di Sempio indica una scarpa numero 40 e contesta la traccia 33
Le nuove consulenze depositate a Pavia dalla difesa di Andrea Sempio indicano una maggiore compatibilità delle impronte sul pavimento con una scarpa numero 40. Gli esperti contestano anche la natura ematica della traccia 33.
Due nuove relazioni tecniche depositate alla Procura di Pavia dalla difesa di Andrea Sempio propongono una diversa interpretazione di alcuni elementi raccolti nella villetta di via Pascoli, dove nel 2007 venne uccisa Chiara Poggi. Le conclusioni riguardano le dimensioni delle impronte di calzatura rilevate sul pavimento e la composizione della cosiddetta traccia 33, individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina.
Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, autori della consulenza sulle calzature, hanno esaminato complessivamente 25 tracce, o gruppi di tracce, caratterizzate da un medesimo disegno della suola, formato da elementi ovali e circolari. L'analisi si è concentrata soprattutto sulla traccia numero 6, presente sul pavimento del bagno, sottoposta a una ricostruzione dimensionale, morfologica e tridimensionale.
Attraverso l'acquisizione in tre dimensioni dei campioni, il confronto digitale e l'impiego di un modello riprodotto in scala, i due esperti ritengono che l'impronta sia maggiormente compatibile con una scarpa di taglia 40 rispetto a una 42. Quest'ultimo è il numero attribuito alle calzature di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio. Sempio, attualmente indagato per omicidio aggravato, sostiene invece di aver sempre portato scarpe numero 44. La valutazione dei consulenti costituisce una conclusione tecnica della difesa, non un accertamento definitivo sull'identità di chi lasciò le impronte.
Un secondo documento, firmato da Marina Baldi, Armando Palmegiani e Katia Sartori, affronta la questione della traccia 33. Secondo gli esperti incaricati da Sempio, non esistono elementi scientificamente validati che permettano di stabilire la presenza di sangue nell'impronta, che la difesa considera inoltre non attribuibile all'indagato. La conclusione si contrappone alla ricostruzione sostenuta dai pubblici ministeri.
Un passaggio della relazione riguarda il test Obti effettuato nel 2007, che aveva fornito esito negativo. I consulenti ne ribadiscono l'affidabilità operativa e affermano di non aver riscontrato interferenze capaci di comprometterne il risultato. Su questa base escludono che sia stata dimostrata la natura ematica del materiale presente nella traccia 33.
A sostegno della loro interpretazione richiamano anche un'altra impronta, individuata all'altezza del quinto o sesto gradino della scala. Il segno aveva mostrato una reazione alla ninidrina analoga a quella della traccia contestata, pur essendo ritenuto incompatibile, per posizione e dinamica, con lo svolgimento del delitto.
Secondo i consulenti, questa circostanza dimostrerebbe che depositi di origine eccrina, riconducibili alle secrezioni cutanee, possono essere rimasti sulle superfici prima dell'omicidio e non avere alcun collegamento con l'aggressione. Le due consulenze consegnate a Pavia introducono così ulteriori valutazioni tecniche sulle impronte e sulla loro possibile relazione con la scena del crimine.
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