Ilaria Salis contesta la condanna, appello sul risarcimento agli ex collaboratori

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Ilaria Salis contesta la condanna in primo grado a oltre 300mila euro per il licenziamento di due ex collaboratori e annuncia appello. L’eurodeputata sostiene di non aver ricevuto le notifiche e rivendica una giusta causa.

Ilaria Salis
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Ilaria Salis impugnerà la sentenza di primo grado che la obbliga a risarcire due ex collaboratori per oltre 300mila euro. L’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra sostiene di aver scoperto l’esistenza del procedimento soltanto dopo la decisione del Tribunale del lavoro di Milano.

Secondo Salis, le notifiche non le sarebbero mai arrivate. Gli atti sarebbero stati inviati al suo indirizzo di residenza in Italia, dove però l’esponente politica è spesso assente per gli impegni istituzionali. Dopo il tentativo dell’ufficiale giudiziario, afferma, non sarebbero state utilizzate altre modalità per contattarla.

L’eurodeputata contesta quindi lo svolgimento del processo in sua assenza. A suo giudizio sarebbe stato possibile raggiungerla tramite posta elettronica certificata o attraverso i canali del Parlamento europeo. La mancata partecipazione alle udienze, aggiunge, le avrebbe impedito di presentare le prove a sostegno della propria posizione.

La decisione del giudice riguarda l’interruzione anticipata dei rapporti professionali con i due collaboratori. Salis precisa che la sentenza non avrebbe esaminato direttamente le ragioni dei licenziamenti, ma avrebbe rilevato l’assenza di elementi forniti dalla datrice di lavoro per dimostrare la giusta causa.

Nel ricorso, composto da oltre cento pagine, la parlamentare intende ricostruire i fatti che non ha potuto esporre durante il primo grado. Salis sostiene che la cessazione degli incarichi non sia stata improvvisa né priva di motivazioni e parla di un rapporto lavorativo deteriorato nel tempo.

Tra le contestazioni rivolte agli ex collaboratori indica presunte inadempienze, comprese settimane senza risposte alle email, nonostante la gestione della corrispondenza rientrasse tra le loro attività principali. Afferma inoltre che il rapporto personale e professionale si fosse ormai compromesso, fino all’interruzione dei contatti diretti.

Salis respinge anche l’accusa di aver concluso i rapporti senza preavviso. Dice di aver cercato un confronto e di aver proposto una soluzione condivisa prima della rottura definitiva. Sarà ora il giudizio di appello a riesaminare la vicenda e la documentazione presentata dalla difesa.

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