Legge elettorale, Mattarella firma lo Stabilicum: più firme per i nuovi partiti
Con la firma di Sergio Mattarella, la nuova legge elettorale supera l'ultimo passaggio istituzionale. Prima di sostituire il Rosatellum servirà la pubblicazione ufficiale, mentre cambiano premio di seggi e regole per le liste.
Per le formazioni politiche che non hanno rappresentanti in Parlamento, partecipare alle prossime elezioni potrebbe diventare più complicato. La riforma elettorale promulgata venerdì 9 ottobre 2026 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella quadruplica infatti il numero di sottoscrizioni richieste per presentare una lista, portandolo da 1.500 a 6.000 firme per ciascun collegio plurinominale.
La nuova disciplina arriva dopo il voto definitivo della Camera dei deputati dell'8 ottobre e introduce modifiche al sistema con cui saranno eletti i rappresentanti di Montecitorio e Palazzo Madama. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra, prende il nome di Stabilicum, mentre le opposizioni lo hanno ribattezzato Melonellum.
La firma del capo dello Stato conclude il percorso di approvazione parlamentare, ma non determina l'immediata applicazione delle nuove disposizioni. Il testo dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e, salvo una diversa previsione, entrerà in vigore dopo il consueto periodo di quindici giorni. Fino ad allora continuerà a trovare applicazione il Rosatellum.
Il cambiamento principale riguarda il meccanismo di assegnazione dei seggi. La riforma elimina i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale accompagnato da un premio destinato alla lista o alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti, purché raggiunga almeno il 42% dei consensi validi sia alla Camera sia al Senato.
Al verificarsi di queste condizioni, il premio attribuisce 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Il totale dei parlamentari assegnati alla forza vincitrice non potrà comunque superare 220 seggi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Se la soglia richiesta non viene raggiunta, la distribuzione avverrà secondo il criterio proporzionale, senza l'attribuzione del premio.
Rimangono le soglie di sbarramento del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni. Cambiano invece le modalità di scelta dei candidati, con la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze, pur mantenendo bloccati i nomi dei capilista. Prima delle elezioni, inoltre, partiti e alleanze dovranno indicare il candidato alla presidenza del Consiglio, senza modificare le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella nomina del governo.
Un'altra parte della riforma riguarda le condizioni necessarie per presentarsi alle urne. L'aumento a 6.000 firme per collegio riguarda soprattutto le formazioni prive di rappresentanza parlamentare, che potrebbero dover raccogliere complessivamente centinaia di migliaia di sottoscrizioni per candidarsi sull'intero territorio nazionale.
La normativa introduce però alcune eccezioni. Sono esonerati dall'obbligo i partiti che disponevano di un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025. Per le formazioni rappresentate esclusivamente attraverso una componente del gruppo Misto, invece, la raccolta richiesta rimane fissata a 1.500 firme per collegio.
Secondo la maggioranza, requisiti più severi possono limitare la presenza di liste create senza un'effettiva base elettorale. Le opposizioni contestano questa impostazione, sostenendo che le nuove soglie rischiano di ostacolare l'accesso alla competizione politica da parte di movimenti e partiti di recente costituzione.
Le critiche investono anche il premio di governabilità. Alcuni costituzionalisti e le forze di opposizione hanno sollevato dubbi sulla compatibilità del meccanismo con i principi costituzionali. Un eventuale esame della Corte costituzionale potrà avvenire attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento, una volta che la legge sarà entrata in vigore. Resta inoltre possibile promuovere un referendum abrogativo, rispettando i requisiti e i limiti stabiliti dalla Costituzione.
La scadenza naturale della legislatura è prevista nel 2027 e il nuovo sistema sarà utilizzato per il rinnovo delle Camere, anche nell'eventualità di elezioni anticipate successive alla sua entrata in vigore. La promulgazione non comporta però uno scioglimento automatico del Parlamento, che resta disciplinato dalle procedure costituzionali e dalle prerogative del capo dello Stato.
Con il completamento dell'iter legislativo, i prossimi passaggi saranno dunque la pubblicazione ufficiale e l'effettiva entrata in vigore delle disposizioni. Sul piano politico rimangono aperti il confronto sulla legittimità del premio di seggi, le conseguenze delle nuove regole per i partiti minori e la preparazione delle alleanze in vista delle elezioni del 2027.
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