Legge elettorale, lo Stabilicum è definitivo: premio al 42% e nuove regole per votare

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Con 227 voti favorevoli e 164 contrari, la Camera approva definitivamente lo Stabilicum. La nuova legge elettorale supera il Rosatellum, introduce un premio per le coalizioni oltre il 42% e apre uno scontro sui ricorsi alla Consulta.

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L'Italia cambia sistema elettorale dopo il voto conclusivo della Camera dell'8 ottobre 2026. La riforma sostenuta dal centrodestra ha ottenuto 227 sì e 164 no, superando anche la prova dello scrutinio segreto. La maggioranza ha mantenuto la propria compattezza, mentre le opposizioni hanno contestato il provvedimento esponendo cartelli con la scritta «Legge truffa». Il nuovo sistema, chiamato Stabilicum da Forza Italia e anche Melonellum nel dibattito politico, sostituisce il Rosatellum.

La modifica principale riguarda il meccanismo di assegnazione dei seggi. Viene abbandonato il sistema misto, che combinava collegi uninominali e rappresentanza proporzionale, a favore di un modello proporzionale accompagnato da un premio di governabilità. Il beneficio scatta per la lista o coalizione più votata soltanto quando raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato. Il premio prevede 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, entro i limiti stabiliti dalla legge.

Cambiano anche le modalità di scelta dei parlamentari. Gli elettori potranno esprimere preferenze per i candidati, ma resteranno i capilista bloccati, individuati direttamente dalle forze politiche. Le coalizioni dovranno inoltre indicare preventivamente il nome del candidato alla presidenza del Consiglio, senza che questo compaia sulla scheda elettorale. Per i partiti non rappresentati in Parlamento aumenta infine l'impegno necessario per partecipare alle elezioni, con almeno 6mila firme da raccogliere in ciascun collegio.

Il risultato della votazione è arrivato al termine di una mattinata caratterizzata da interventi polemici e proteste. Il centrodestra aveva chiesto ai propri deputati di garantire la presenza, limitando missioni e altri impegni. Tra i ministri arrivati nelle prime fasi della seduta figuravano Elisabetta Casellati, Luca Ciriani, Carlo Nordio, Eugenia Roccella, Orazio Schillaci e Gianmarco Mazzi. Non erano invece presenti Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, le cui assenze sono state indicate come giustificate.

Giorgia Meloni ha seguito lontano da Montecitorio l'ultimo passaggio parlamentare della riforma. La presidente del Consiglio si trovava ad Ascoli Piceno per l'inaugurazione di Palazzo Saladini Pilastri. La sua assenza è stata interpretata da alcuni deputati del Partito Democratico come un segnale della sicurezza del governo sull'esito della votazione.

Durante le dichiarazioni di voto, i rappresentanti delle opposizioni hanno criticato diversi aspetti della legge. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha invitato i parlamentari del centrodestra a non seguire le indicazioni della maggioranza, chiedendo loro di disobbedire. Angelo Bonelli, coportavoce di Europa Verde, ha attaccato duramente il governo, mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte sono intervenuti nel confronto politico che ha preceduto lo scrutinio.

Critiche sono arrivate anche da Futuro Nazionale. Federico Ziello ha contestato il nuovo impianto elettorale, sostenendo che il centrodestra rischierebbe di non vincere senza il contributo politico di Roberto Vannacci. I parlamentari vicini al movimento hanno lasciato temporaneamente l'aula dopo l'intervento, per poi rientrare in occasione del voto conclusivo.

Tra i protagonisti della seduta anche Maria Elena Boschi, intervenuta sul tema della rappresentanza femminile e applaudita dai banchi delle opposizioni. Antonio Tajani ha invece raggiunto i deputati di Forza Italia durante il dibattito, confrontandosi con alcuni esponenti del partito. Marta Fascina è arrivata successivamente, in tempo per partecipare alla votazione.

Quando il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha annunciato l'approvazione, i deputati della maggioranza hanno accolto il risultato con un lungo applauso. Federico Mollicone ha mostrato il segno della vittoria con le dita, mentre dai banchi delle opposizioni sono partite nuove contestazioni contro una riforma giudicata penalizzante per la rappresentanza politica.

Con il voto definitivo si conclude il percorso parlamentare della nuova legge elettorale, ma resta aperto il confronto sulla sua legittimità costituzionale. Le opposizioni, insieme ai Comitati contrari alla riforma, hanno annunciato per lunedì 12 ottobre la presentazione di ricorsi alla Corte costituzionale. La battaglia politica si sposta così dalle aule parlamentari al terreno delle contestazioni giuridiche, mentre il nuovo sistema è destinato a regolare le prossime elezioni politiche.

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