Strage di Linate, 25 anni dopo il ricordo dei tre papà morti prima della nascita dei figli

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A 25 anni dalla tragedia di Linate, la memoria di tre uomini morti durante un viaggio di lavoro rivive nei figli che non hanno mai conosciuto i loro padri. Le testimonianze delle famiglie raccontano un'assenza presente nei gesti quotidiani.

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Strage di Linate, 25 anni dopo il ricordo dei tre papà morti prima della nascita dei figli
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Tre bambini venuti al mondo nel 2002 hanno conosciuto i loro padri soltanto attraverso fotografie, oggetti personali e racconti di famiglia. Enrico, Benedetta e Davide sono i figli di tre professionisti che persero la vita l'8 ottobre 2001 nel disastro aereo di Milano-Linate. Le loro madri, rimaste vedove durante la gravidanza, hanno dovuto affrontare la nascita dei bambini e la loro crescita senza i rispettivi compagni.

Romano Blasi, 32 anni, Luca Candiani, 31, e Roberto Gatti, 34, si trovavano a bordo dell'aereo della SAS diretto a Copenaghen per motivi di lavoro. Tutti e tre aspettavano un figlio, ma nessuno riuscì a conoscerlo. I bambini nacquero tra febbraio e giugno del 2002, pochi mesi dopo una tragedia che provocò complessivamente 118 morti.

Nel venticinquesimo anniversario dell'incidente, il Corriere della Sera ripropone le testimonianze delle famiglie, raccolte attraverso le parole di Elisabetta, Mirella e Patrizia. Nei loro ricordi, la figura dei mariti continua a essere legata a piccoli particolari che hanno accompagnato anche la crescita dei figli.

Per Enrico, uno di questi legami è rappresentato da una tutina rossa indossata durante le visite al cimitero, un richiamo alla passione del padre per la Ferrari. Benedetta ha invece nel pianoforte un elemento che la avvicina alla memoria paterna. Nella famiglia di Davide è rimasta una sveglia ferma sulle 5.05, l'ora in cui Roberto uscì di casa la mattina dell'incidente. L'uomo non sapeva ancora che sua moglie aspettava un bambino.

La tragedia avvenne in una mattinata caratterizzata da una nebbia particolarmente fitta. Un Cessna privato imboccò erroneamente una via di rullaggio e finì sulla pista utilizzata dal velivolo della SAS, provocando una collisione durante il decollo. L'aereo di linea, dopo l'impatto, terminò la propria corsa contro un edificio aeroportuale. Le successive indagini accertarono gravi carenze nelle procedure e nei sistemi di sicurezza dello scalo milanese.

Dietro il bilancio delle vittime ci sono anche le storie di chi, nei mesi successivi, ha dovuto ricostruire la propria esistenza. Elisabetta, Mirella e Patrizia si sono trovate ad affrontare la maternità insieme al lutto, cercando di mantenere vivo il ricordo dei mariti senza lasciare che la loro assenza condizionasse completamente il futuro dei bambini.

Patrizia, madre di Davide, ha espresso questa difficoltà attraverso parole che raccontano il cambiamento della sua vita: «Cercherò di non trasmettergli ansie, ma serenità e buon senso». Poi una riflessione sulla fragilità delle certezze dopo quanto accaduto: «Non faccio più progetti, tanto cadono tutti come castelli di sabbia».

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