Luca Mercalli sul clima, rinnovabili subito e dubbi sui tempi del nucleare

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Luca Mercalli lega la crisi climatica alla tenuta di economia, imprese e salute e invita l’Italia a puntare sulle rinnovabili. A Rai 3 il climatologo critica i tempi del nucleare e richiama i record di caldo dell’estate 2026 in Europa occidentale.

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Per affrontare la crisi climatica l’Italia dovrebbe accelerare sulle fonti rinnovabili già disponibili, invece di affidare la propria strategia energetica a soluzioni che richiedono tempi molto più lunghi. È uno dei punti sollevati da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, durante il suo intervento a L’Elefante, il programma di Rai 3 condotto da Peter Gomez.

Mercalli ha collegato direttamente la stabilità dell’ambiente al funzionamento della società e dell’economia. Gli effetti del riscaldamento globale, ha spiegato, non riguardano soltanto i Paesi più poveri o le aree maggiormente esposte agli eventi estremi. Possono incidere sulle attività produttive, sulle imprese, sulla salute e sulle condizioni di vita dell’intera popolazione.

Nel confronto sulle politiche energetiche, il climatologo ha espresso forti riserve sul ritorno al nucleare in Italia. A suo giudizio si tratta di una tecnologia che richiede una forte organizzazione pubblica e soprattutto molti anni prima che nuovi impianti possano entrare in funzione. Per questo considera più immediato investire nelle rinnovabili presenti sul territorio nazionale.

Mercalli ha richiamato anche le ricadute economiche di questa scelta. Gli investimenti iniziali in fotovoltaico e altre fonti pulite, secondo il meteorologo, possono tradursi in produzione energetica e occupazione sul territorio. Come esempio ha citato un piccolo impianto fotovoltaico domestico, capace di iniziare a generare elettricità poco dopo l’installazione.

Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato le risorse assorbite dagli apparati militari. Mercalli ha indicato in circa 2.800 miliardi di dollari la spesa mondiale destinata al settore e ha sostenuto che energia e materie prime impiegate nell’industria bellica potrebbero pesare anche sul percorso di riduzione delle emissioni. Da qui il suo appello a concentrare maggiori risorse sulla crisi climatica.

I dati dell’estate 2026 mostrano intanto la portata del problema. Nell’Europa occidentale è stata registrata la stagione estiva più calda mai rilevata, con una temperatura media di 21,7 gradi, superiore di 2,5 gradi alla media del periodo 1991-2020 e oltre il precedente primato del 2003.

La persistenza del caldo è stata particolarmente marcata. Per 17 giorni almeno il 60% dell’Europa occidentale ha superato i 30 gradi, mentre a fine stagione sono stati conteggiati 41 giorni caratterizzati da forte stress termico. Nel suo intervento Mercalli ha richiamato anche le conseguenze sanitarie delle ondate di calore, indicando la tutela della salute come uno degli effetti più concreti delle politiche climatiche.

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