Accordo Usa-Iran, la Cia avverte Trump sui dubbi per il programma nucleare di Teheran

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La Cia ha avvertito Donald Trump sui dubbi dell’intelligence riguardo alle concessioni nucleari dell’Iran. Il memorandum Usa-Teheran apre 60 giorni di negoziati e prevede la riapertura graduale dello strategico Stretto di Hormuz.

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La Cia ha segnalato al presidente Donald Trump seri dubbi sulla volontà dell’Iran di accettare le concessioni nucleari richieste dagli Stati Uniti, alimentando le perplessità interne all’amministrazione americana mentre Washington e Teheran preparano la firma formale del memorandum destinato a fermare la guerra.

L’intesa preliminare, già sottoscritta in formato digitale, dovrebbe essere firmata venerdì a Ginevra. Per gli Stati Uniti parteciperà il vicepresidente JD Vance, affiancato dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione iraniana dovrebbe comprendere il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, con la mediazione di Pakistan e Qatar.

Il documento apre un periodo di 60 giorni, prorogabile, durante il quale le parti dovranno affrontare il futuro del programma nucleare iraniano. Trump ha ribadito che Teheran non dovrà mai possedere un’arma atomica, ma le valutazioni raccolte dalle agenzie statunitensi avrebbero mostrato differenze tra le posizioni espresse privatamente dai dirigenti iraniani e i messaggi trasmessi ai mediatori.

Il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe illustrato queste riserve al presidente e ai principali responsabili della sicurezza nazionale. Dubbi analoghi sarebbero stati manifestati dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth durante le riunioni svolte prima dell’annuncio dell’accordo del 14 giugno.

Le informazioni esaminate a Washington avrebbero spinto alcuni funzionari a ritenere improbabile che l’Iran accetti tutte le condizioni americane. La Casa Bianca sostiene però che il memorandum rispetti le linee fissate dall’amministrazione, compreso il divieto per Teheran di mantenere uranio altamente arricchito o di utilizzare il controllo delle rotte energetiche come strumento di pressione.

Il testo completo, articolato in 14 punti, non è ancora stato pubblicato. Tra le disposizioni anticipate figurano lo smaltimento del materiale nucleare arricchito già accumulato dall’Iran e l’avvio di un confronto sull’eventuale arricchimento futuro, da disciplinare attraverso un accordo definitivo considerato accettabile da entrambe le parti.

Durante i negoziati Teheran dovrebbe mantenere fermo il proprio programma nucleare. Gli Stati Uniti, nello stesso periodo, non imporrebbero nuove sanzioni e non invierebbero altre forze militari nella regione. In caso di accordo finale, Washington ritirerebbe entro 30 giorni le unità mobilitate per il conflitto e avvierebbe la revoca delle sanzioni secondo un calendario concordato.

Un altro punto riguarda lo Stretto di Hormuz. L’Iran si impegnerebbe a garantire per 60 giorni il passaggio libero e sicuro delle navi commerciali, mentre gli Stati Uniti eliminerebbero gradualmente il blocco navale fino alla completa rimozione entro un mese. Teheran dovrebbe inoltre discutere con l’Oman e con gli altri Paesi del Golfo la futura gestione dei servizi marittimi nell’area.

Restano aperte le questioni relative ai fondi e ai beni iraniani congelati. Il memorandum prevede che le risorse diventino disponibili in modo progressivo e in base al rispetto degli impegni assunti. L’eventuale accordo definitivo dovrebbe includere anche un progetto da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, subordinato allo smantellamento del programma nucleare contestato e all’approvazione di riforme interne.

Alcuni esponenti dell’amministrazione ritengono che le reali intenzioni iraniane possano diventare più chiare entro due o tre settimane, senza attendere la fine dei 60 giorni. In assenza di progressi concreti sul nucleare, il negoziato potrebbe essere interrotto prima che Teheran ottenga la piena revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi e il ritiro delle forze americane.

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