Garlasco, la relazione senza firma su Stasi e i dubbi sui reperti distrutti nel 2016
Una relazione di 13 pagine senza data né firma, attribuita nell’intestazione alla criminologa Alessandra Bramante, è finita agli atti dell’indagine di Pavia. I pm verificano anche la distruzione nel 2016 di alcuni reperti del caso Garlasco.
Tra il materiale acquisito dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi compare un documento di 13 pagine dedicato ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto del 13 agosto 2007. La relazione non reca né data né firma, mentre nell’intestazione compare il nome della psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante, che ha negato di aver redatto un profilo su Stasi.
Il documento prende in esame le dichiarazioni rese dall’allora fidanzato di Chiara Poggi agli investigatori il 13, 17 e 22 agosto 2007. Dopo una parte organizzata in forma di griglia, contiene 17 annotazioni e osservazioni che riguardano anche la telefonata effettuata al 118 subito dopo il ritrovamento del corpo della giovane.
Nelle conclusioni vengono attribuiti a Stasi diversi tratti caratteriali, tra cui freddezza, tendenza al controllo e al narcisismo. L’autore del testo parla inoltre di contraddizioni nelle dichiarazioni e interpreta alcuni passaggi dei verbali come segnali di distacco emotivo nei confronti della vittima. Si tratta, però, di valutazioni sulla personalità che non possono essere utilizzate nel processo per stabilire il carattere o la propensione a delinquere di una persona sottoposta a indagine.
Gli inquirenti pavesi stanno quindi cercando di ricostruire l’origine della relazione, chiarendo chi l’abbia materialmente preparata, per quale motivo e come sia rimasta tra la documentazione relativa agli accertamenti del Ris di Parma senza essere depositata nel fascicolo processuale.
Un secondo filone di verifiche riguarda alcuni reperti e, in particolare, gli eluiti, cioè le soluzioni liquide ottenute durante le analisi di tracce biologiche. Dalla documentazione esaminata dagli investigatori risulterebbe che parte di questo materiale sia stata eliminata nel 2016, anni prima dell’autorizzazione giudiziaria alla distruzione.
Nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’appello dispose infatti la distruzione di alcuni reperti ancora sotto sequestro. La difesa di Stasi si oppose chiedendo di conservare parte del materiale per eventuali accertamenti successivi. All’inizio del 2022 l’opposizione venne accolta solo in parte e fu autorizzata anche la restituzione di alcuni beni, comprese le biciclette appartenute a Stasi.
Con la riapertura delle indagini e gli approfondimenti avviati nel 2025, la Procura di Pavia ha chiesto al Ris di ricostruire la storia della conservazione dei reperti. Da questi controlli sarebbe emerso che alcuni eluiti erano già stati smaltiti nel 2016. Gli accertamenti puntano ora a stabilire con precisione quali materiali furono distrutti, sulla base di quali disposizioni e se le procedure seguite furono corrette.
Le verifiche si inseriscono nella nuova indagine che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Gli approfondimenti sui documenti del 2007 e sulla gestione dei reperti non modificano, allo stato, la condanna definitiva pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, ma costituiscono uno dei capitoli esaminati dalla Procura nella ricostruzione delle attività investigative svolte all’epoca.
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