Maldive, autopsie sui cinque sub italiani: la causa della morte è l'anossia

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Le autopsie sui cinque sub italiani morti alle Maldive indicano l’anossia come causa del decesso. Gli esami non hanno rilevato intossicazioni né lesioni compatibili con attacchi di squali, mentre resta da chiarire la dinamica.

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La mancanza totale di ossigeno è stata indicata come causa della morte dei cinque italiani deceduti il 14 maggio durante un’immersione alle Maldive. È quanto risulta dagli accertamenti autoptici eseguiti sui corpi dopo il rientro delle salme in Italia.

Le vittime erano Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, capobarca e guida subacquea. Il gruppo si era immerso nell’area dell’atollo di Vaavu e non era riuscito a tornare in superficie.

Gli esami hanno individuato nell’anossia, cioè nell’assenza di ossigeno disponibile per la respirazione, l’elemento comune ai cinque decessi. Secondo la ricostruzione ancora al vaglio degli investigatori, i sub sarebbero rimasti sott’acqua oltre l’autonomia garantita dalle bombole mentre si trovavano a grande profondità.

Restano invece da definire le ragioni che impedirono al gruppo di uscire in tempo dalla zona dell’immersione. Tra le ipotesi prese in considerazione c’è una possibile perdita di orientamento all’interno della cavità sommersa, ma su questo punto gli accertamenti non sono ancora conclusi.

Le analisi tossicologiche non hanno mostrato anomalie riconducibili a sostanze capaci di provocare perdita di coscienza o decesso. Le autopsie non hanno inoltre evidenziato lesioni compatibili con un attacco di squali né traumi tali da spiegare da soli l’esito della tragedia.

Per ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto saranno determinanti gli esami sull’attrezzatura recuperata, tra cui bombole, computer subacquei, strumenti da polso e telecamere GoPro. I dati potranno chiarire tempi, profondità, percorso seguito e disponibilità residua di gas durante l’immersione.

L’indagine prosegue sul piano giudiziario per stabilire la dinamica completa e verificare eventuali responsabilità. Gli esiti medico-legali rappresentano uno degli elementi dell’inchiesta, che dovrà ora essere confrontato con i dati tecnici raccolti sull’attrezzatura e con gli altri accertamenti svolti dopo l’incidente.

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