Ricina a Pietracatella, il medico racconta il rapido peggioramento di Sara in ospedale

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Al Cardarelli di Campobasso Sara Di Vita tornò il 27 dicembre in condizioni molto diverse dal giorno precedente. Il medico Pietro Vuotto ricostruisce le ore prima della morte della 15enne e della madre Antonella Di Ielsi.

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Tra il primo accesso al pronto soccorso e il ritorno in ospedale passarono circa ventiquattro ore, ma il quadro clinico di Sara Di Vita era cambiato profondamente. Pietro Vuotto, 58 anni, medico del Cardarelli di Campobasso, ha ricostruito le condizioni della quindicenne e della madre Antonella Di Ielsi nei giorni precedenti alla loro morte.

Vuotto è uno dei cinque sanitari indagati per omicidio colposo nell'inchiesta sull'assistenza prestata alla famiglia. Il procedimento riguarda un filone distinto da quello aperto per il duplice omicidio premeditato, nel quale gli investigatori stanno cercando di chiarire come madre e figlia siano state avvelenate con la Ricina.

Il 26 dicembre Antonella e Sara erano arrivate in pronto soccorso con vomito, diarrea e dolori addominali, sintomi compatibili in quella fase con un disturbo gastrointestinale. Diversa era la situazione di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre della ragazza, che lamentava soprattutto crampi, stanchezza, nausea e mal di testa.

Durante la mattinata Antonella sembrò migliorare. Secondo il racconto del medico, riuscì a raggiungerlo autonomamente nella sua stanza e parlò con lui per alcuni minuti. L'ipotesi iniziale era quella di una patologia infettiva e la donna venne dimessa insieme al marito.

Sara rimase invece più a lungo sotto osservazione perché appariva maggiormente debilitata e alcuni valori richiedevano ulteriori controlli. Fu prevista anche una consulenza infettivologica. Nel pomeriggio tornò comunque a casa e, secondo quanto Vuotto riferisce di aver appreso dai colleghi, nelle ore precedenti alle dimissioni camminava nei corridoi e chiedeva di poter mangiare a casa.

Il giorno seguente, 27 dicembre, la situazione era completamente diversa. Sara rientrò al Cardarelli e venne classificata con codice rosso. Presentava pressione molto bassa, forte disidratazione, confusione e sonnolenza. Accanto a lei c'era la sorella Alice, preoccupata anche per alcune frasi incoerenti pronunciate dalla ragazza.

Dopo l'avvio delle terapie ci fu una temporanea ripresa e Sara tornò a manifestare il desiderio di lasciare l'ospedale. In serata, però, il quadro precipitò. Intorno alle 19 si alzò dalla barella per andare in bagno e cadde a terra. Gli esami eseguiti in quelle ore indicarono un ulteriore peggioramento e venne richiesto l'intervento della Rianimazione.

La quindicenne morì poco dopo. Antonella Di Ielsi morì il giorno successivo. Gli accertamenti compiuti successivamente individuarono nella ricina la sostanza responsabile dell'avvelenamento.

Le indagini proseguono su due piani. Da una parte vengono valutate le condotte dei sanitari che ebbero in cura la famiglia; dall'altra la Procura di Larino indaga contro ignoti per ricostruire l'origine dell'avvelenamento e individuare eventuali responsabilità nella somministrazione della sostanza tossica.

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