Ricina a Pietracatella, tre persone sotto esame per la morte di Antonella e Sara
A Pietracatella le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si concentrano su tre persone: nuovi esami su sangue e alimenti dovranno chiarire come la ricina sia entrata nella casa di famiglia.
Le indagini sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita arrivano a un passaggio delicato. A Pietracatella, in provincia di Campobasso, gli accertamenti sulla ricina puntano ora su tre persone: due donne e un uomo. Nessuno, però, risulta al momento formalmente indagato per la morte di madre e figlia.
Gli investigatori mantengono il riserbo sui nomi e cercano riscontri concreti prima di compiere nuovi passi. La Procura lavora su un fascicolo per duplice omicidio premeditato e attende gli esiti degli esami disposti sui reperti raccolti nella casa della famiglia Di Vita.
Una parte decisiva delle verifiche riguarda i campioni biologici di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e di Alice Di Vita, l’altra figlia sopravvissuta. Gli specialisti dovranno capire se anche loro siano entrati in contatto con la ricina e in quale misura.
Sotto analisi finiranno anche circa 70 tra alimenti, contenitori e altri reperti sequestrati nell’abitazione. Gli accertamenti serviranno a cercare eventuali tracce della tossina e a ricostruire il possibile percorso del veleno, dalla preparazione alla somministrazione.
Una delle ipotesi ancora al vaglio riguarda la cena in famiglia del 23 dicembre 2025. Quella sera erano presenti Antonella Di Ielsi, Gianni Di Vita e le figlie Sara e Alice. Gli inquirenti vogliono stabilire se l’avvelenamento sia avvenuto durante quel pasto o se l’esposizione alla sostanza sia maturata in un altro momento.
Il nodo principale resta la diversa sorte dei componenti della famiglia. Antonella e Sara sono morte nei giorni successivi, mentre Gianni Di Vita avrebbe accusato un malessere ed è sopravvissuto; Alice non ha avuto conseguenze fatali. Proprio per questo gli esami tossicologici dovranno chiarire se le dosi ingerite siano state diverse o se non tutti abbiano assunto la stessa sostanza.
La famiglia chiede risposte. Una zia di Antonella Di Ielsi, intervenuta in televisione, ha detto di aspettare verità e giustizia. Ha ricordato la nipote come una donna legata ai suoi affetti e alla comunità, aggiungendo di non essere mai stata informata di una possibile separazione dal marito.
I risultati delle nuove analisi potrebbero orientare la prossima fase dell’inchiesta. Se dagli esami emergeranno tracce compatibili con la ricina o altri elementi utili, gli investigatori potranno verificare la posizione delle tre persone finite sotto attenzione. Fino ad allora, il caso resta coperto dal massimo riserbo.
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