Ricina a Pietracatella, la pista su Sara Di Vita e il segreto che avrebbe scoperto

Notizia in breve

Nel caso delle morti per ricina a Pietracatella, gli investigatori valutano se Sara Di Vita fosse un bersaglio preciso insieme alla madre Antonella Di Ielsi. L'ipotesi riguarda un segreto che la ragazza avrebbe scoperto, ma resta da accertare.

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Un segreto di cui Sara Di Vita sarebbe venuta a conoscenza potrebbe rappresentare una delle chiavi per ricostruire la morte della ragazza e della madre Antonella Di Ielsi, decedute nel dicembre 2025 dopo un avvelenamento da Ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. È l'ipotesi sulla quale si starebbero concentrando gli investigatori, impegnati a chiarire le circostanze della vicenda e a individuare eventuali responsabilità.

Secondo quanto raccontato dal programma Dentro la Notizia, in onda su Canale 5, gli accertamenti starebbero prendendo in considerazione un ruolo diverso della giovane nella ricostruzione del possibile delitto. Sara potrebbe non essere stata una vittima coinvolta indirettamente, ma uno degli obiettivi di chi avrebbe provocato l'avvelenamento, insieme alla madre.

Gli elementi raccolti durante le audizioni avrebbero portato gli investigatori a valutare l'esistenza di un movente legato a informazioni riservate conosciute dalla ragazza. Si parla di un segreto importante, ma non sono stati resi pubblici particolari sulla sua natura né sulle circostanze nelle quali Sara ne sarebbe venuta a conoscenza. Si tratta quindi di una pista investigativa, non di una ricostruzione accertata.

Un altro elemento riguarderebbe i rapporti personali delle due vittime. Dagli interrogatori sarebbe risultato che Sara e Antonella condividevano sentimenti di antipatia nei confronti di alcune persone. Gli inquirenti starebbero approfondendo queste relazioni per verificare se possano avere un collegamento con quanto accaduto nella casa di famiglia.

L'inchiesta della procura di Larino procede senza che siano stati individuati pubblicamente i responsabili. Il fascicolo resta contro ignoti e gli investigatori continuano a esaminare le frequentazioni e i rapporti familiari delle vittime. Nessuna delle ipotesi sul possibile movente permette, allo stato attuale, di attribuire responsabilità a persone specifiche.

Accanto agli approfondimenti investigativi prosegue il lavoro scientifico sui reperti raccolti nell'abitazione di Pietracatella. Gli accertamenti sono stati affidati agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, incaricati di analizzare alimenti e oggetti sequestrati per cercare elementi utili a ricostruire le modalità dell'avvelenamento.

Le verifiche riguardano complessivamente 131 reperti. Da recenti indiscrezioni non confermate ufficialmente sarebbe risultata l'assenza di tracce di ricina nei campioni esaminati. La procura ha tuttavia precisato di non aver ricevuto risultati ufficiali dalla Germania. Rimane quindi irrisolta una delle questioni principali dell'indagine, ossia attraverso quale alimento o altro mezzo la sostanza tossica sia entrata in contatto con le due vittime.

Per completare gli approfondimenti tecnici gli esperti tedeschi hanno richiesto ulteriori proroghe, previste per periodi di trenta giorni. I tempi degli accertamenti restano legati alla conclusione delle analisi e alla trasmissione formale degli esiti agli investigatori italiani.

Le risposte del laboratorio di Berlino potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dell'avvelenamento, mentre le testimonianze raccolte dovranno aiutare a verificare l'eventuale movente. La possibilità che Sara Di Vita fosse un obiettivo preciso rimane una delle ipotesi da approfondire nel tentativo di ricostruire quanto accaduto alla giovane e alla madre.

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