Marco Perego Saldaña, il doppio cognome per i figli e la vita prima di Zoe
Marco Perego racconta perché ha scelto il cognome Saldaña e cosa vuole trasmettere ai tre figli avuti con Zoe. L’artista italiano ripercorre anche l’infanzia, New York, il successo nell’arte e il periodo in cui lo stress lo costrinse a fermarsi.
Il doppio cognome che porta non è una scelta casuale. Marco Perego ha voluto aggiungere Saldaña al proprio nome pensando soprattutto ai tre figli avuti con Zoe Saldaña, perché crescessero conservando un legame visibile con entrambe le origini familiari. Da una parte il padre italiano, dall’altra la madre con radici caraibiche: per l’artista sono ragazzi destinati a sentirsi «figli del mondo».
Oggi Perego vive a Los Angeles con la moglie e i bambini, ma il suo percorso era già legato all’arte molto prima dell’incontro con l’attrice. Pittore, ha poi esteso il proprio lavoro alla sceneggiatura, alla regia e alla produzione cinematografica. Quando conobbe Saldaña rimase colpito non soltanto dalla sua bellezza, ma soprattutto da una personalità che descrive come autentica e priva di sovrastrutture.
Quella ricerca dell’essenza, racconta, accompagna da sempre anche il suo modo di concepire l’arte. Nel rapporto con Zoe riconosce una sensibilità simile. Ricorda di averle chiesto perché avesse scelto grandi produzioni come Star Trek, Avatar e i film Marvel. La risposta dell’attrice, secondo il suo racconto, fu legata alla libertà che trovava nei mondi della fantascienza e del fantasy, dove percepiva meno etichette, barriere e ruoli prestabiliti.
Prima di Hollywood c’è stata un’infanzia trascorsa tra diverse città italiane. Perego è nato a Vimercate e ricorda gli anni vissuti anche tra Melzo e Salò, seguendo una famiglia abituata a cambiare spesso luogo e attività. Dal padre Ezio dice di avere imparato soprattutto la capacità di ricominciare dopo le difficoltà. Da bambino non ebbe mai una stanza tutta sua, una circostanza che oggi lo porta a tenere particolarmente agli spazi personali dei figli.
Il calcio fu uno dei primi percorsi tentati, ma non rappresentava ciò che desiderava davvero. Perego racconta di essersi sempre sentito più vicino all'arte che al ruolo di calciatore. La famiglia non ostacolò quella scelta e il soggiorno di casa, sopra l'officina di un meccanico, diventò il suo primo spazio di lavoro, dove dipingeva anche con l'aiuto della madre.
Proprio il calcio contribuì però a creare rapporti destinati a durare. Durante alcune partite a Imbersago conobbe Angelo e Gabriele Moratti, ai quali parlava dei propri progetti e delle proprie ambizioni. L'amicizia è proseguita negli anni e Perego collabora oggi anche con Angelo. A Gilda Moratti lega invece un passaggio decisivo dei suoi inizi artistici: fu lei, racconta, ad acquistare una delle sue prime opere per mille dollari.
Il percorso verso gli Stati Uniti non fu lineare. Prima del successo ci furono esperienze in Brasile e poi a New York, dove Perego svolse diversi lavori e attraversò anche periodi di forte precarietà, arrivando a dormire nella metropolitana. Nella stessa città la sua attività artistica iniziò poi a ottenere riconoscimenti, ma il ritmo della vita newyorkese ebbe conseguenze pesanti sul suo equilibrio personale.
A 27 anni, racconta, sviluppò un'alopecia e perse i capelli, associando quell'episodio a un periodo di stress molto intenso. Decise quindi di rallentare e intraprese un percorso che lo portò anche in Argentina, dove seguì uno sciamano, e successivamente a dedicarsi per sei mesi a un periodo di detox e alla meditazione.
Nel tempo la ricerca artistica e quella personale sono rimaste strettamente legate. Perego cita anche gli insegnamenti di David Lynch e il concetto di «infinity field» come riferimento per la sua idea di creatività. Oggi, accanto alla pittura, lavora tra cinema e produzione e considera la famiglia costruita con Zoe Saldaña parte integrante dello stesso percorso, fondato sull'incontro tra culture e identità differenti.
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