Caso ricina a Pietracatella, sequestrata la borsa di Antonella negli studi di Gianni Di Vita
La borsa di Antonella Di Ielsi è stata sequestrata durante le perquisizioni nei due studi di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime di Pietracatella. Il commercialista è stato accompagnato in Questura, ma non risulta indagato.
Nuovi accertamenti nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre 2025 dopo un avvelenamento da Ricina. Gli investigatori hanno perquisito nella mattinata di martedì 29 settembre i due studi professionali di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre della quindicenne.
La prima attività si è svolta nello studio di via Risorgimento 18 a Pietracatella, proprio di fronte all’abitazione della famiglia. Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio Centrale Operativo hanno operato su disposizione della Procura di Larino per circa mezz’ora, tra le 8.30 e le 9.
Successivamente la polizia si è spostata nel secondo studio del commercialista, in via D’Amato a Campobasso, dove le verifiche sono proseguite più a lungo. Al termine delle operazioni, intorno alle 10.45, Gianni Di Vita è stato accompagnato in Questura per gli adempimenti legati al verbale di sequestro. È rimasto negli uffici per circa un’ora. Nell’inchiesta per duplice omicidio volontario non risulta iscritto nel registro degli indagati.
Tra gli oggetti acquisiti dagli investigatori figura una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, rimasta nello studio professionale dopo la sua morte, avvenuta il 28 dicembre 2025. L’oggetto rientrava tra quelli ricercati per approfondire la ricostruzione della vita della donna, della sua attività professionale e dei rapporti personali precedenti alla morte.
L’indagine della Procura di Larino, aperta contro ignoti nel marzo scorso per duplice omicidio volontario, prosegue anche sul fronte degli accertamenti scientifici. Gli specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut stanno analizzando campioni e materiali prelevati nell’abitazione di Pietracatella, alla ricerca di tracce di ricina non soltanto negli alimenti ma anche su vestiti, arredi e altri oggetti.
Gianni Di Vita è risultato negativo alla sostanza. L’uomo aveva riferito di essersi sentito male negli stessi giorni in cui si erano manifestati i sintomi nella moglie e nella figlia. Sono inoltre attesi ulteriori risultati sulle analisi dei materiali sequestrati nell’abitazione familiare, considerate uno dei passaggi centrali per individuare il possibile mezzo attraverso il quale il veleno sarebbe stato assunto.
Gli investigatori stanno parallelamente ricostruendo rapporti familiari, amicizie e frequentazioni delle vittime. Negli ultimi mesi sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, mentre vengono approfondite eventuali incongruenze nelle testimonianze e le circostanze dei giorni compresi tra Natale e Santo Stefano, quando le condizioni di madre e figlia peggiorarono.
Tra le persone sentite figurano parenti, conoscenti e amici della famiglia, oltre all’infermiere che intervenne quando Antonella e Sara stavano male e che suggerì il ricovero in ospedale. Gli accertamenti riguardano anche il clima familiare e le relazioni personali della coppia negli anni precedenti.
Separatamente dal fascicolo per duplice omicidio volontario, sono in corso verifiche su una conoscente di Antonella Di Ielsi per l’ipotesi di favoreggiamento. La posizione riguarda quanto riferito agli investigatori su alcuni aspetti della vita privata della donna. Restano inoltre aperti gli accertamenti sui sanitari coinvolti nelle prime cure prestate a madre e figlia.
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