Pietracatella, Gianni Di Vita non commenta il caso della moglie Antonella e della figlia Sara

Notizia in breve

Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, evita di commentare il caso di Pietracatella. A quasi nove mesi dalle morti per ricina, l’uomo ribadisce di non avere nulla da dire mentre le indagini proseguono.

Ricina
Pietracatella, Gianni Di Vita non commenta il caso della moglie Antonella e della figlia Sara
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Gianni Di Vita ha scelto di non entrare nel merito delle indagini sulla morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da Ricina avvenuto nel periodo successivo al Natale 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Raggiunto dagli inviati di Dentro la Notizia mentre si recava dalla madre, l’uomo ha risposto solo brevemente alle domande dei giornalisti. Di Vita ha spiegato di non voler rilasciare dichiarazioni e ha evitato di affrontare sia il tema delle responsabilità sia quello degli sviluppi dell’inchiesta.

Alle richieste di rivolgere un messaggio alla persona responsabile della morte della moglie e della figlia, non ha fornito una risposta. Ha invece ricordato il tempo trascorso dalla tragedia, osservando che sono ormai passati quasi nove mesi e chiedendo quali risultati siano stati raggiunti nelle indagini.

Di Vita non ha commentato neppure le domande sulla propria posizione nella vicenda. Secondo quanto emerso pubblicamente, l’uomo è considerato persona offesa nei procedimenti legati alla morte di Antonella e Sara e alle conseguenze dell’intossicazione che colpì anche lui.

Gli accertamenti hanno confermato che Antonella Di Ielsi e la quindicenne Sara Di Vita morirono per una grave intossicazione da ricina, sostanza altamente tossica. Le autopsie e gli esami specialistici hanno fornito agli investigatori elementi utili per ricostruire le cause dei decessi.

Nei mesi successivi sono proseguiti interrogatori, verifiche tecniche e sopralluoghi nell’abitazione della famiglia a Pietracatella. Gli investigatori hanno cercato eventuali tracce della sostanza e ulteriori elementi capaci di chiarire come la ricina sia entrata in contatto con le vittime.

A distanza di mesi dalla morte di madre e figlia, l’inchiesta continua quindi a concentrarsi sulla ricostruzione di quanto accaduto e sull’individuazione delle eventuali responsabilità, mentre Gianni Di Vita mantiene il riserbo e non rilascia valutazioni pubbliche sul procedimento.

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