Pamela Genini, dai freni della Mercedes ai graffi sulla Range Rover: i dubbi della famiglia

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Tra il 2020 e il 2023 Pamela Genini avrebbe documentato danni e anomalie su due auto, dalla Mercedes alla Range Rover. La famiglia ritiene che quegli episodi possano indicare una persecuzione precedente all’incontro con Gianluca Soncin.

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Una serie di episodi avvenuti negli anni precedenti alla morte di Pamela Genini riporta l’attenzione sulle preoccupazioni che la 29enne avrebbe confidato a persone a lei vicine. Tra il 2020 e il 2023, prima sulla Mercedes e poi sulla Range Rover intestate alla giovane, sarebbero stati riscontrati problemi ai freni e diversi danneggiamenti.

Il primo caso risale al settembre 2020. Pamela avrebbe portato la Mercedes in officina dopo aver notato anomalie nell’impianto frenante. Nelle conversazioni con un amico raccontò che il problema poteva essere dovuto a una manomissione e manifestò il sospetto che dietro l’accaduto potesse esserci Francesco Dolci, con il quale aveva avuto una discussione poco tempo prima.

Quel timore rimase però una valutazione personale della giovane. Non risultano elementi che consentano di attribuire a Dolci la presunta manomissione e il suo eventuale coinvolgimento in quell’episodio non è stato accertato.

Pochi mesi dopo, nel febbraio 2021, Pamela avrebbe trovato nuovi danni sulla stessa Mercedes. Sul cofano erano comparsi alcuni graffi, fotografati dalla giovane e mostrati all’amico con cui era solita confidarsi. Un episodio analogo si sarebbe verificato nel 2023, quando a essere danneggiata sarebbe stata la Range Rover acquistata nel frattempo, anche in questo caso con segni sulla carrozzeria documentati attraverso alcune immagini.

Le due vetture sono state successivamente vendute e non appartengono più alla famiglia Genini. Proprio la successione di questi episodi ha portato i familiari a ipotizzare che Pamela potesse aver vissuto una situazione persecutoria già prima di conoscere Gianluca Soncin, l’ex compagno che l’ha uccisa a Milano nel 2025. Resta tuttavia da stabilire se i diversi danneggiamenti siano collegati tra loro e se siano riconducibili alla stessa persona.

Il nome di Francesco Dolci compare anche in un procedimento distinto, quello relativo alla profanazione della tomba di Pamela nel cimitero di Strozza. L’uomo risulta indagato nell’inchiesta sulla violazione della sepoltura e sull’asportazione della testa dal corpo della giovane, ma la sua posizione resta sottoposta agli accertamenti degli investigatori e non costituisce una prova di responsabilità per gli episodi avvenuti sulle automobili.

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