Nucleare in Italia, il Mase risponde a 15 dubbi tra bollette, scorie e nuovi reattori
Dopo il via libera definitivo alla delega sul nucleare, il Mase diffonde 15 messaggi per sostenere il ritorno dell’atomo in Italia. Bollette, scorie, sicurezza, rinnovabili e piccoli reattori sono i temi usati per spiegare la linea del governo.
Il giorno dopo l’approvazione definitiva della legge delega sull’energia nucleare sostenibile, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica mette in fila quindici argomenti con cui intende rispondere alle principali obiezioni sul possibile ritorno dell’atomo in Italia. La posizione del Mase tocca costi dell’elettricità, gestione dei rifiuti, sicurezza, consumo di suolo e tecnologie di nuova generazione.
Uno dei primi punti riguarda la dipendenza energetica dall’estero. Secondo il ministero, anche senza centrali attive sul territorio nazionale l’Italia acquista già una quota consistente di elettricità da altri Paesi europei, compresi Francia e Svizzera. Negli ultimi anni, a fronte di una domanda elettrica nell’ordine di 320-330 TWh, le importazioni nette sono state indicate in circa 50 TWh. La Francia, in particolare, ricava dal nucleare circa due terzi della propria produzione elettrica.
Il documento affronta poi il tema dei rifiuti radioattivi. Il Mase ricorda che materiali di bassa e media attività sono già presenti in Italia e vengono custoditi in numerosi siti temporanei, anche perché prodotti da attività sanitarie, industriali e di ricerca. Da qui viene ribadita la necessità di una struttura nazionale destinata alla loro sistemazione in condizioni controllate.
Diverso è il caso dei materiali provenienti dal precedente programma nucleare italiano. Parte del combustibile esaurito e dei residui sottoposti a trattamento si trova all’estero, in particolare in Francia e nel Regno Unito. Il problema della gestione di lungo periodo, dunque, resta indipendentemente dalla costruzione o meno di nuovi impianti.
Nel confronto con le fonti rinnovabili, il ministero contesta anche l’idea che sole e vento possano essere considerati energia senza costi. Nel documento viene indicata una spesa complessiva di circa 170 miliardi di euro tra il 2008 e il 2025 legata ai meccanismi di sostegno alle rinnovabili. Il Mase utilizza questo dato per sostenere che ogni tecnologia energetica richiede investimenti, infrastrutture e sistemi di incentivazione.
Un altro argomento riguarda lo spazio necessario per produrre elettricità. Il ministero prende come riferimento un piccolo reattore modulare da 300 megawatt e sostiene che la superficie direttamente occupata dall’impianto sarebbe molto inferiore a quella necessaria per ottenere una produzione equivalente attraverso grandi installazioni fotovoltaiche. Il confronto proposto arriva fino a circa 3.000 ettari per il solare, a seconda delle condizioni considerate.
Sulla sicurezza il Mase distingue nettamente gli impianti di nuova generazione dalle centrali protagoniste dei grandi incidenti del passato. Nel caso di Chernobyl vengono richiamate le profonde differenze tecnologiche e progettuali, mentre per Fukushima viene ricordato il ruolo determinante dello tsunami del 2011. I sistemi moderni, secondo il ministero, prevedono dispositivi automatici e passivi pensati per arrestare il reattore in condizioni anomale.
Il costo dell’elettricità è uno dei punti più rilevanti della comunicazione governativa. Il Mase prende la Francia come termine di paragone, ricordando che dispone di 57 reattori e che nel 2025 il nucleare ha fornito circa due terzi dell’elettricità prodotta nel Paese. Il ministero collega la maggiore disponibilità di energia nucleare alle differenze di prezzo dell’elettricità rispetto all’Italia, soprattutto per le imprese, pur trattandosi di mercati influenzati anche da numerosi altri fattori.
Una parte centrale della strategia italiana riguarda i piccoli reattori modulari, gli Smr. Si tratta di progetti di potenza e dimensioni inferiori rispetto alle grandi centrali tradizionali, concepiti con componenti standardizzati e una maggiore possibilità di produzione in serie. Stati Uniti, Canada, Francia e Regno Unito sono tra i Paesi impegnati nello sviluppo di queste tecnologie.
Il Mase richiama anche le competenze industriali italiane. Nonostante l’assenza di centrali operative nel Paese, aziende e tecnici italiani hanno continuato negli ultimi decenni a lavorare nella filiera internazionale, fornendo componenti, servizi e competenze a programmi nucleari esteri. Per il governo questa esperienza potrebbe essere utilizzata per costruire una nuova filiera nazionale.
Nel documento viene affrontata anche la questione dei referendum del 1987 e del 2011. Il ministero ne riconosce la piena legittimità, ma sostiene che quelle consultazioni si svolsero in condizioni tecnologiche e normative differenti. La posizione dell’esecutivo è che le nuove generazioni di reattori possano essere valutate separatamente dalle soluzioni disponibili nei decenni passati.
Il confronto internazionale viene esteso ai Paesi del G7. Canada, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti dispongono di energia nucleare, mentre l’Italia non ha centrali in esercizio. La Germania ha completato nel 2023 l’uscita dal nucleare, ma il tema continua a essere oggetto di confronto politico nel Paese. Il Mase usa questo quadro per sostenere la necessità di riaprire la discussione italiana sull’atomo.
La decarbonizzazione è un altro pilastro delle argomentazioni ministeriali. Le prospettive internazionali sull’energia assegnano al nucleare un possibile ruolo accanto a rinnovabili, accumuli, reti e altre tecnologie a basse emissioni. Nei percorsi verso la neutralità climatica, una minore disponibilità di energia nucleare può rendere necessario compensare con maggiori investimenti in altre fonti e sistemi di flessibilità.
Il ministero insiste inoltre sulla continuità della produzione. Sole e vento sono fonti variabili, mentre gli impianti nucleari possono funzionare per una quota molto elevata delle ore dell’anno. Oggi una parte importante della produzione programmabile italiana è garantita dalle centrali a gas; nella visione del governo, in futuro una quota di questa funzione potrebbe essere svolta anche dal nucleare.
La crescita della domanda elettrica viene indicata come un ulteriore motivo per ampliare il mix disponibile. Elettrificazione dei trasporti e dei consumi, industria, intelligenza artificiale e data center potrebbero aumentare il fabbisogno nei prossimi anni. Il Mase ritiene quindi rischioso escludere preventivamente una tecnologia a basse emissioni capace di fornire energia con continuità.
L’ultimo punto riguarda il rapporto tra fissione e fusione. Il ministero considera la fusione una tecnologia ancora distante dall’impiego commerciale su larga scala e sostiene che non possa rappresentare, almeno nel breve periodo, un’alternativa ai reattori a fissione. Nel frattempo il Canada sta portando avanti uno dei programmi occidentali più avanzati dedicati ai piccoli reattori modulari ad acqua basati su tecnologie nucleari evolute.
La legge delega approvata definitivamente dal Senato il 23 settembre apre ora la fase attuativa. Il governo dovrà definire attraverso successivi decreti le regole per autorizzazione, realizzazione ed esercizio degli impianti, insieme alla disciplina sulla sicurezza, sulla gestione dei rifiuti radioattivi e sull’organizzazione degli organismi di controllo. I quindici messaggi del Mase anticipano così gli argomenti con cui l’esecutivo intende accompagnare il nuovo percorso normativo sul nucleare italiano.
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