Deficit Italia al 3,1%, la clausola di salvaguardia pesa sul percorso fuori dalla procedura Ue
Il deficit italiano del 2025 resta al 3,1% del Pil e rinvia l’uscita dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo. La clausola nazionale di salvaguardia potrà incidere sui margini della manovra e sul percorso dei conti dal 2026.
L’Italia dovrà attendere ancora per uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. La revisione dei conti nazionali pubblicata dall’Istat ha confermato per il 2025 un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil, lo stesso livello indicato nelle precedenti stime e ancora sopra il limite del 3%. Nel 2024 il rapporto era stato del 3,4%.
Il dato esclude, di fatto, la possibilità di chiudere la procedura nell’autunno 2026. L’Italia è sottoposta al braccio correttivo del Patto di stabilità dal luglio 2024 e la Commissione europea continua a indicare la procedura come aperta. Per una revoca sarebbe stato necessario che il disavanzo del 2025 scendesse sotto il valore di riferimento europeo.
Il passaggio è rilevante anche in vista della prossima legge di Bilancio, perché la permanenza nella procedura mantiene più stringente il percorso di aggiustamento dei conti. L’eventuale uscita viene quindi rinviata almeno al 2027, quando potranno essere valutati i risultati dell’esercizio 2026.
Proprio sul 2026 si concentra ora l’attenzione. Le previsioni economiche della Commissione europea pubblicate a maggio indicavano per l’Italia un deficit al 2,9% del Pil sia nel 2026 sia nel 2027. Se il risultato effettivo del prossimo anno resterà sotto il 3%, si creerà una delle condizioni necessarie per procedere verso la chiusura della procedura.
A complicare il quadro interviene la clausola nazionale di salvaguardia, lo strumento europeo che consente agli Stati di ottenere una temporanea flessibilità di bilancio per determinate spese, in particolare quelle legate alla difesa. La Commissione ha già chiarito che il suo utilizzo viene valutato anche nell’ambito della sorveglianza fiscale e delle procedure per deficit eccessivo.
Per un Paese già sottoposto alla procedura, il rapporto tra clausola e deficit richiede però una valutazione più articolata. Secondo le indicazioni riportate da Bruxelles, l’attivazione della flessibilità non impedirebbe automaticamente all’Italia di uscire dalla procedura nel 2027, purché il deficit 2026 risulti effettivamente inferiore al 3% e il percorso successivo resti compatibile con le regole europee.
La gestione temporale delle maggiori spese diventa quindi decisiva. Nel quadro descritto a Bruxelles, una concentrazione limitata degli oneri aggiuntivi sul 2026 e un utilizzo più ampio della clausola negli esercizi successivi potrebbero consentire di preservare l’obiettivo di rientro. La verifica definitiva dipenderà comunque dai dati effettivi dei conti pubblici e dalle valutazioni che la Commissione compirà nel prossimo ciclo di sorveglianza europea.
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