Conti pubblici italiani sotto pressione tra Def e stime Ue sul deficit

Il governo prepara il Def mentre il deficit resta sopra il 3 per cento e l’aumento del petrolio legato alla crisi in Medio Oriente complica i conti pubblici italiani con margini di spesa sempre più ridotti

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Conti pubblici italiani sotto pressione tra Def e stime Ue sul deficit

Il Consiglio dei ministri si prepara ad approvare il nuovo Documento di economia e finanza con le previsioni aggiornate su crescita e finanza pubblica. Il via libera potrebbe arrivare già mercoledì 22 aprile, in una giornata decisiva anche sul fronte europeo.

Nelle stesse ore è atteso il responso di Eurostat sui conti italiani del 2025. Le indicazioni fanno pensare a una conferma della stima dell’Istat, che colloca il deficit al 3,1 per cento. Un livello superiore alla soglia fissata dall’Unione europea, che impedirebbe all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo già in primavera.

Il superamento di quel limite costringerebbe il Paese a mantenere una linea di rigore sui conti, con spazi di intervento molto limitati per sostenere famiglie e imprese. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto a Bruxelles di considerare il conflitto in Medio Oriente come evento straordinario, così da ottenere maggiore flessibilità sul bilancio. Una richiesta che al momento non ha trovato accoglienza.

La tensione internazionale continua intanto a riflettersi sui mercati energetici. Le trattative instabili tra Stati Uniti e Iran stanno contribuendo a far salire il prezzo del petrolio e di numerose materie prime che transitano in un’area strategica per il commercio globale, con ricadute lungo tutta la catena dei prezzi.

Le nuove previsioni sulla crescita e il peso del debito

Le stime più recenti arrivano dal Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al ribasso la crescita italiana per il 2026 e il 2027, entrambe ferme allo 0,5 per cento. Un dato inferiore rispetto a quello previsto a inizio anno e più debole rispetto alle principali economie europee: Germania, Francia e Spagna mantengono ritmi più sostenuti.

Sul fronte dei conti pubblici, le indicazioni del Fondo coincidono con quelle dell’Istat per il 2025, con un deficit al 3,1 per cento. Il disavanzo scenderebbe poi al 2,8 per cento nel 2026 e al 2,6 per cento nel 2027. In aumento invece il debito pubblico, che raggiungerebbe il 137,1 per cento del Pil nel 2025, per poi salire fino al 138,8 per cento nel 2027 prima di iniziare una lenta discesa.

A incidere in modo significativo sui conti resta il costo dei bonus edilizi introdotti negli anni passati. L’impatto complessivo per lo Stato è stimato in circa 230 miliardi di euro, di cui oltre 165 miliardi legati direttamente al Superbonus.

La fase economica resta fragile anche per l’area euro, già colpita negli ultimi anni dall’aumento dei prezzi del gas dopo la guerra in Ucraina e dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. I piani legati al Pnrr hanno contenuto gli effetti più pesanti, ma non sono riusciti a rilanciare in modo deciso la crescita, che ora rischia nuovi rallentamenti a causa del conflitto in Medio Oriente.

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