Senato, le opposizioni in minigonna contro Tajani: scontro in Aula sul gesto di protesta
La protesta sulle gonne entra nell’Aula del Senato. Le senatrici di opposizione si presentano in minigonna dopo le parole di Antonio Tajani, mentre maggioranza e centrosinistra si scontrano sul significato politico del gesto.
La polemica nata dalle dichiarazioni di Antonio Tajani sulle donne e sulla lunghezza delle gonne è approdata nell’Aula di Palazzo Madama. Diverse senatrici delle opposizioni hanno scelto di presentarsi in minigonna, raccogliendo l’iniziativa promossa dalla capogruppo di Italia Viva Raffaella Paita. Alla protesta hanno aderito esponenti di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva.
Paita ha preso la parola all’inizio della seduta sostenendo che la libertà femminile non possa essere ricondotta al modo di vestirsi. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha replicato osservando che nessuno aveva affermato che alle donne fosse vietato scegliere liberamente il proprio abbigliamento e ha ricordato che l’intervento della senatrice era previsto al termine dei lavori.
Lo scontro politico è proseguito con Valeria Valente del Partito democratico, che ha criticato sia le parole pronunciate da Tajani sia la successiva uscita di Roberto Vannacci. Quest’ultimo, intervenendo sulla stessa polemica, aveva dichiarato di preferire una donna “senza gonna”, presentando la frase come una risposta leggera alla domanda ricevuta.
Julia Unterberger, presidente del gruppo per le Autonomie, ha contestato al ministro degli Esteri l’uso di stereotipi che, a suo giudizio, richiamano una visione della donna legata a modelli ormai superati. Tajani, nelle ore precedenti, aveva chiesto scusa a chi si fosse sentito offeso, spiegando di non avere avuto intenzione di mancare di rispetto alle donne.
Dai banchi della maggioranza è arrivata una lettura opposta. La senatrice della Lega Stefania Pucciarelli ha definito possibile una frase infelice e ha difeso Giorgia Meloni dalle richieste dell’opposizione di prendere ulteriormente posizione. Nel suo intervento ha poi spostato l’attenzione sulle condizioni delle donne sottoposte a restrizioni per motivi religiosi, richiamando il tema del burqa.
Per Forza Italia, Roberto Rosso ha sostenuto che il dibattito fosse ormai superato dalle spiegazioni e dalle scuse di Tajani. Il senatore ha ricordato anche la scelta del ministro degli Esteri di affidare a due donne incarichi diplomatici in Iran e Afghanistan, presentandola come un segnale sulla tutela dei diritti femminili.
Anche Fratelli d’Italia è intervenuto a difesa del vicepremier. Elena Leonardi ha accusato le opposizioni di adottare criteri diversi a seconda dell’appartenenza politica delle donne coinvolte, richiamando precedenti espressioni offensive rivolte alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La senatrice ha poi invitato il centrosinistra a condividere iniziative contro pratiche e imposizioni che limitano la libertà delle donne.
La protesta del 22 settembre ha così trasformato la vicenda nata dalle parole di Tajani in un confronto più ampio sui modelli culturali, sulla libertà femminile e sul linguaggio utilizzato dalla politica. Le scuse del vicepremier non hanno chiuso la discussione, che in Senato ha mostrato ancora una volta una netta contrapposizione tra maggioranza e opposizioni.
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